ANNO 16 n° 274
Esistono sport che non esistono
La situazione che sta vivendo il Soft Air nella Tuscia e nel resto d’Italia è paradossale. Intervista al presidente Michel Piergentili

VETRALLA – “Nessun ente sportivo ci riconosce come sport” così dichiara Michel Piergentili, Presidente del Team Decimo Dragoni di Viterbo, una delle realtà di Soft Air più anziane del territorio, mentre espone la peculiare situazione che sta attraversando il Soft Air italiano: è tutto in regola per potersi sparare in mezzo ai boschi con proiettili biodegradabili, ma a causa del sottile confine tra attività ludica e sport gli appassionati dovranno rimanere in casa.

“Inizialmente ci seguiva il CONI, ora nessuno – afferma il Presidente - il Soft Air è stato rimosso dalla lista, ma sono rimaste le attività di tiro indoor con le armi ad aria compressa. Di conseguenza, se a livello legale, e soprattutto nazionale, non si è riconosciuti come sport è difficoltoso muoversi con la burocrazia soprattutto in vista della situazione che stiamo vivendo ora. Con il nostro club, attivo da vent’anni, siamo all’interno di un circuito di altri club provenienti da tutta Italia dove possiamo confrontarci e l’intera realtà di Soft Air italiana ha le stesse problematiche.'

Anche prima del Covid durante le partite siamo stati distanti. In aggiunta, l’equipaggiamento aumenta la distanza, le maschere vengono costantemente indossate per proteggere il viso e in special modo gli occhi – continua Piergentili - è vero, non hanno un filtro Covid, ma volendo si può aggiungere inserendolo al di sotto della maschera protettiva, anche se è sconsigliato usare la mascherina anti-Covid durante le attività fisiche per evitare l’anossia.

Tutte le domeniche ci misuriamo la temperatura ed effettuiamo i tamponi rapidi prima di incontrarci per salvaguardarci ulteriormente. Facciamo attenzione anche a mantenere la distanza al di fuori del gioco, difatti quando ci incontriamo per la colazione al bar prima di partire tutti noi manteniamo la distanza di almeno un metro l’uno dall’altro. E’ sport di squadra solo sulla carta perché non c’è contatto fisico. Durante i pattugliamenti, ovvero l’unica situazione in cui potremmo essere fisicamente vicini, rimaniamo distanti dai 3 ai 6 metri l’uno dall’altro.

Durante il lockdown abbiamo avuto l’assicurazione bloccata, quando abbiamo riaperto l’ente che ci assicura e ci tutela a livello legale ha dato il via libera. Però, quando hanno introdotto le restrizioni in base ai colori regionali sono sorti i problemi. Essendo stati arancioni per un periodo, infatti, erano bloccati gli spostamenti tra comuni e i membri del team non sono tutti della stessa città, inoltre per giocare dovevamo spostarci ulteriormente. Quindi siamo rimasti fermi.

L’assicurazione però – spiega il Presidente - continua e abbiamo anche pagato l’affiliazione per quest’anno. Quindi tecnicamente possiamo giocare, perché l’assicurazione e l’ente lo consentono dato che equivarrebbe a fare jogging individualmente nel bosco, data l’assenza di contatto tra i partecipanti. E’ tutto attivo ed è tutto fattibile, ma se io sono di Viterbo non posso andare a Vetralla a giocare.

Quello che mi da fastidio – asserisce Piergentili - è che le palestre possono attrezzarsi per l’attività all’aperto e noi che, Covid o non Covid, siamo sempre all’aria aperta con le restrizioni della zona arancione dobbiamo rimanere fermi. In aggiunta, poiché il Soft Air non è classificato come sport, ma come attività ludicoricreativa, non è una valida motivazione per gli spostamenti, però sono validi quelli per lo jogging o per il ciclismo.

L’ente privato che ci assicura – continua Piergentili - lo Sport Nazionale Fiamma, è uno dei pochi riconosciuti in Italia che dichiara la nostra attività come sport e garantisce la copertura e tutela legale necessarie per poter svolgere attività in determinate zone delineate. Infatti, in questo modo, siamo potuti andare al comune di Vetralla a chiedere un’area dove svolgere le attività. Il comune ci ha fornito tutta la documentazione timbrata e firmata dal questore, dal sindaco e dall’assessore all’agricoltura e alle aree demaniali, che sanno dove e quando giochiamo; nonostante tutto, a causa delle restrizioni siamo gli unici ad avere problemi.

Per colpa di questa burocrazia tanti eventi, che hanno comportato un investimento in termini di soldi e tempo, sono stati annullati a causa delle restrizioni – afferma il Presidente - noi accettiamo questa situazione perché la salute viene prima di tutto, ma come vengano tutelate altre realtà sportive anche noi vogliamo far valere i nostri diritti. Ripeto, siamo associazioni regolarmente registrate e paghiamo le rispettive tasse, quindi perché i nostri eventi vengono interrotti e soprattutto perché non abbiamo diritto ad un risarcimento? Dal punto di vista governativo non abbiamo tutela.

Per molti altri sport, come ad esempio il calcio, essendo riconosciuti come livello nazionale, quando un’associazione è in difficoltà può chiedere delle sovvenzioni, noi no. La morale è semplice: siamo uno sport che dietro non ha soldi giacché non sono presenti sponsor e spettatori paganti, quindi nessuno ci guadagna siamo soltanto noi che spendiamo il denaro e basta.”




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