

FARNESE - È finito in carcere per aver picchiato moglie e figli all’interno delle mura domestiche, una volta fuori, è la vendetta, quello che vuole. E allora pedina la ex, fino a renderle la vita impossibile. Si apposta sotto il suo appartamento, la segue di nascosto nei locale che frequenta e, con l’auto, non perde nessuno dei suoi movimenti.
Fino al 20 ottobre 2015. Quando A.L., ora imputato per lesioni e stalking, decide di agire.
“Mi ero incontrata con una mia amica per prendere un caffè - racconta la donna, parte offesa nel processo - all’uscita mi sono accorta della sua presenza. Sono salita in macchina e lui ha cominciato a seguirmi. Solito copione insomma. Ma ho evitato di andare a casa: sapevo c’è mi avrebbe seguito fino alla porta. E che sarebbe entrato, con la forza”. Così il tentativo di tornare indietro. Al bar.
“Non ho fatto in tempo: ho sentito un’auto speronarmi. Mi sono fermata, lui ha aperto la portiera, mi ha preso per i capelli e mi ha trascinato fuori dalla macchina. Mi ha buttato a terra”.
Poi, nella disperazione, la forza di reagire. “Sono riuscita a rialzarmi e a scappare - spiega la donna, originaria di Torino - Quella sera sono andata in caserma per denunciarlo”.
Una denuncia. L’ennesima. Che costa all’uomo un divieto di avvicinamento alla moglie e al resto della famiglia. Oltre alla sospensione della patria potestà nei confronti dei suoi tre figli.
“Per anni ci ha fatto vivere nel terrore - conclude - a me e a tutte le persone che lo circondano. E che invano hanno cercato di salvarlo”.
A.L., alle spalle una lunga serie di episodi di violenza, avrebbe in passato picchiato il padre e minacciato di morte l’ex moglie.
“Sei solo una cagna. Vi faccio fuori a tutti: tu sarai la prima”, le avrebbe più volte ripetuto.
Si tornerà in aula a gennaio.