ANNO 16 n° 275
Padre Maurizio
Epidemia di ebola, padre Maurizio Boa in prima linea in Sierra Leone

di Roberto Pomi

VITERBO - Padre Maurizio Boa, un giuseppino in trincea contro l’ebola. Tanti viterbesi, specie quelli della parrocchia del Murialdo lo ricorderanno. Padre Maurizio è stato uomo capace di lasciare il segno in una parte di Viterbo, e quando se ne è andato per la Sierra Leone in tanti hanno anche pianto.

Oggi ce lo ritroviamo che lancia appelli da Vanity Fair per trovare aiuto per aiutare. Leggere il suo profilo facebook spezza il fiato: ''Ieri e oggi da dimenticare. Ieri mattina ebola si prende Sulaimatu, la mamma di Zainab. Lacrime, rabbia, paura, angoscia. Muore a Joe Town in una delle 19 case costruite per i miei ragazzi, una era di Zainab e là sua madre è andata a morire. Giornata convulsa, nessun telefono risponde, i team ebola sembrano spariti. Solo stamattina sono comparsi e fanno bene il loro lavoro''.

Lancia un appello all’Italia, attraverso un giornale nazionale. Lo fa con uno scritto semplice quanto capace di scavare dentro: ''Da 17 anni vado a dire messa a Waterloo Camp, ora diventato Kissi Town'', inizia così la lettera appello di padre Maurizio Boa, missionario della congregazione dei Giuseppini del Murialdo, in Sierra Leone da vent’anni e oggi in prima linea, con tanti suoi colleghi e volontari, nella lotta all’ebola.

''E’ una sofferenza che ci vede impotenti – continua -. Dalle case chiuse chiedono cibo, acqua, aiuto. Chi darà loro da mangiare? Chi si occuperà dei bambini e dove? Venerdì sono andato con 20 sacchi di riso, 15 di cipolle, una tanica d’olio. Pensavo di aver portato qualcosa, disperatamente mi sono accorto di non aver portato niente. Oltre a me nessuno è venuto in aiuto di questa gente. Manca tutto e nessuno interviene. Tutti hanno una sacrosanta paura di avvicinarsi, paura di essere coinvolti. I bambini piangono e nessuno li consola. Sono sporchi, nessuno li lava. Hanno fame, voglia di sicurezza e affetto e non c’è nessuno per loro, solo ebola e la sua volontà di morte”.

Poi il punto sulla sua situazione: ''Io? Vieni a casa! Fossi matto. Capisco il vostro affetto e l’ansia, ma oggi più che mai sono determinato a restare e sarà quel che sarà. In Italia? Guardato con sospetto, forse anche con paura? No, è meglio qui, con i miei ragazzi. Qui ci sto bene, è il mio posto. La mia vita è qui e ringrazio Dio con tutto il cuore. Aiutatemi però, aiutatemi ad aiutare questa gente. Da solo non ce la faccio. Il contributo di tutti può fare la differenza''.

Ai viterbesi che l’hanno conosciuto, rilanciamo questo messaggio. E’ possibile fare qualcosa con un bonifico a favore di Murialdo World Onlus (IBAN IT 17 E076 0103 2000 0100 1330 032).

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