


VITERBO - Per un Paese che non chini il campo alle incombenze, Enel si attiva da sempre per dare energia alle azioni quotidiane: l’illuminazione elettrica, puntata su ogni momento, è il cardine imprescindibile della vita quotidiana, un puzzle di storie e racconti diversi da custodire nel nostro profondo. Anche se a vibrare sono corde sensibili, abbiamo bisogno di una guida sicura e in grado di essere funzionale, soprattutto se calata negli interruttori di uso abituale.
Si spinge un semplice pulsante, si attiva il kick off di ogni giorno: un bambino deve andare a scuola, una mamma è sul punto di dare alla luce la sua creatura, un figlio videochiama la famiglia a distanza, una giovane studentessa sta per discutere la tesi di laurea. Ognuna di queste cornici tematiche, bastevoli per proprio conto a comunicare l’Italia di Enel, si inserisce in un presente che cancella le previsioni, riversando sul tracciato di chi lo vive tanti ostacoli quante sono le… Benedizioni.
L’ultima sfumatura di senso non è adoperata casualmente: il background musicale del nuovo spot di Enel è il brano “Eroi” di Fiorella Mannoia, artista dalla spiritualità variegata e senza bandiera. Nota anche ai più giovani grazie a “Che sia benedetta”, successo sanremese del 2017, la cantante esplora spesso l’universo delle vicende umane, spogliandole però dagli avvenimenti personali, riconoscibili o propri di un solo orizzonte sentimentale.
Insomma, un “canto libero”, ravvivando un altro paradigma musicale, che attraversa spaccati differenti e li accomuna nelle sfide e nel coraggio. Lo spot inizia con una scena notturna: una figura di madre rassicura la propria figlia in vista del compimento del suo percorso universitario, coccolandola tra una tazza di bevanda calda e una mano appoggiata sulla sua. Il profilo umano di snodo, in apparenza non portatore di particolari significati, è quello della sorellina, mentore più per un riguardo innato che per la sua giovane età.
Il frastuono emotivo della tesi discussa è intervallato, ma non sovrastato, da un inserimento in punta di piedi: un uomo, compagno di vita fedele della sua donna da lungo tempo, si prende cura della sua fragilità fisica e la aiuta a districarsi i capelli. Un’intensità plurale nel suo manifestarsi, che vede l’altezza di scogli insormontabili in contrapposizione con un immenso amore: è proprio sopra il mare che vola il figlio della coppia, con un elicottero di controllo di Enel.
Quest’ultimo è in chiamata con la famiglia distante, che osserva dal computer dell’ufficio e cerca anche di integrare nelle sue note vulnerabili, soprattutto appena nota che la mamma non focalizza il suo viso. Suo padre tradisce una commozione infinita, esattamente come lui, mentre l’altra genitrice fatica a interagire, in una ricchezza di condivisioni che sa però giovarle direttamente.
Altri due storytelling interni sono quello del parto di una mamma, assistita dal personale di sala, e dell’inserimento in classe di un bambino, presumibilmente nato in un altro contesto geografico: l’ultimo dettaglio si intuisce dalla strofa della canzone, dedicata alla percezione di sé stessi come stranieri, che accompagna la scena.
Eppure, tutto fila come il colore su una tela, come la galassia emotiva di una maestra nella difficile interiorità di un allievo: niente di perfetto e programmabile, tanto, invece, di davvero valevole.
È il momento della proclamazione di laurea: la mamma e la bimba della prima scena si guardano in un frame ben autorevole, invero una crisalide di bellezza che sta per spalancare le sue risorse. La corona di alloro è indossata nella discrezione dell’attimo e senza un clamore che, di recente, è osservato anche per i traguardi ufficiali: non c’è etichetta mediatica che tenga, non c’è riserbo e non c’è rancore, c’è solo un purissimo contatto emotivo che separa il sacrificio dall’amarezza e unisce la conquista personale con la vita di tutti.
Enel è “Energia delle Emozioni” (questo il payoff-postilla), è intergenerazionale, è trasversalità dei canti liberi che nelle difficoltà incontriamo e che sappiamo rispedire al punto di partenza senza veemenza e dispendio di rabbia: l’Italia che ci piace non ci fa soltanto disperdere like, essendo anche orgoglio collettivo tra le mille problematiche dei nostri tempi. È patria, è famiglia, è soggetto, è pulizia nelle lacrime: è progetto di società, non algoritmo di massa. È quel tramite tra una terra in eterna ricostruzione e la storia centenaria di un piccolo mondo nazionale, che acquisisce luce non appena incoraggia i suoi protagonisti.
Lo spot è sia avvincente e promotore della relazione sia, a suo modo, pionieristico, anziché inclemente e arrivista: in linea con la comunicazione crossmediale di Enel degli ultimi anni, la sua forza risiede in quel contesto di squadra che il mondo intero può costruire, se sa sbloccare le emozioni autentiche.