


VITERBO - “La storia siamo noi” al momento di cambiare, la storia sono i giovani innovatori inconsapevoli che stanno affrontando l’esame di maturità, la storia è il passante sullo sfondo che cerca di farsi sentire, la storia è un televisore che annuncia la conquista dei traguardi di un Paese. De Gregori non avrebbe potuto essere più sintetico e schietto con il suo capolavoro: è proprio con questa perla del nostro cantautorato che un mondo di bellezza realistica si dirige verso gli schermi.
Con il nuovo payoff di Enel, “L’Italia nel mondo”, il tricolore è veramente un giacimento di connessioni, con la certezza e l’auspicio di renderle più sostenibili e green: oggi l’azienda è un traino per la transizione energetica in 28 nazioni. Una vetta che sa di casa, ma anche di fatica e oculati sforzi, saldi sulle spalle dei cittadini del mondo e degli operatori.
Nel nuovo claim dell’ente leader della distribuzione dell’energia elettrica, l’apertura è uno spaccato emozionante sulla quotidianità degli anni Sessanta, lasso temporale che ha inaugurato la fama di Enel. Un uomo e una donna, inquadrati di spalle, si dedicano alla visione di un servizio televisivo sulla stessa rete dell’azienda, che ha finalmente unito il Nord e il Sud d’Italia, mettendoli in comunicazione. Questo primo obiettivo raggiunto risale al 1962.
Seguono il 1966, anno in cui le Isole sono state collegate, il ritratto di un 1975 avveniristico, con nuove fonti di energia da trovare, il 1984, anno dei primi investimenti nelle rinnovabili da parte di Enel e i primordi dell’Internet, rappresentati dal 1999 e dal 2001.
Il contributo di Enel nell’affrancamento da una situazione inizialmente difficile è tangibile: nuove forme di relazioni, di scambi e di idee hanno iniziato ad affiorare anche nello Stivale delle più belle tradizioni valoriali e folcloristiche, nonché patria di forme di amore, musica e arte assolutamente inedite per il resto del mondo. L’Italia non aveva bisogno di emanciparsi, ma di riacquistare il suo vero valore alla conclusione del dopoguerra: questo è il messaggio che sembra essere ampliato dalla rappresentazione del 1999, forse il battesimo del multimediale nel nostro comune immaginario.
Un placement focalizzato sui contatti umani, che vede i 60 milioni di famiglie e aziende già alimentati dall’energia di Enel nel pieno della loro importanza, affidata alle mani di profili meravigliosi ed evocativi di alcuni dei 28 Paesi coinvolti. Ogni operatore, interpretato da attori con il casco in testa e una tuta blu, si dispone a formare la sagoma dei continenti del mondo, allineandosi con il suo prossimo nella vita e nel lavoro.
Lo spot presenta uno svolgimento inaspettato: sembra insegnare che non conta cosa si consegue materialmente, o meglio, non conta di più di come ci si arriva, dei punti d’appoggio in cui si spera e della volontà di essere utili. La società globalizzata e al culmine della propria energia può riconoscere il suo inizio in questo prezioso filmato, in due versioni da 30 e 60 secondi: non c’è ostacolo per chi comunica davvero, perché la novità può soltanto favorirlo.