ANNO 16 n° 274
Emanuele Giovagnoli
resta in carcere
Arrestato insieme a Bellavista Caltagirone per una frode di 35 milioni

VITERBO - In carcere, in attesa di essere interrogato dal Gip del tribunale di Civitavecchia Chiara Gallo. E magari nella speranza di ottenere un provvedimento restrittivo più lieve, magari gli arresti domiciliari. Sono ore delicate, queste, per Emanuele Giovagnoli, il 36enne originario di Ronciglione (ma residente a Capranica) arrestato l’altro giorno su richiesta del pm Lorenzo del Giudice, insieme all’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone, per il quale amministrava alcune società riconducili all’impresa Acqua Marcia. Entrambi sono indagati per i reati di frode nelle pubbliche forniture e di appropriazione indebita (a Bellavista Caltagirone è contestato anche il trasferimento di denaro a terzi).

I provvedimenti sono giunti al termine di una lunga indagine coordinata dalla procura della Repubblica di Civitavecchia e dal nucleo di polizia tributaria di Roma, intorno alla realizzazione del porto turistico di Fiumicino. Secondo l’accusa, Caltagirone avrebbe distratto almeno 35 milioni dalla società Acqua Marcia “La condotta ascrivibile all'indagato Caltagirone - si legge nel provvedimento di trenta pagine - attraverso le disposizioni impartite ai suoi sottoposti o ai suoi uomini di fiducia ha operato affinché la disponibilità di fondi di pertinenza di società allo stesso, direttamente o indirettamente riconducibili, fossero attribuiti solo formalmente ad una società soltanto in apparenza estranee al Gruppo Acqua Marcia, ma la cui attività è , in realtà, direttamente controllata da Bellavista Caltagirone”.

Ora, dopo gli interrogatori, il Gip dovrà valutare se sussisteranno per Giovagnoli le condizioni per cui era stato emesso l’ordine d’arresto, cioè il pericolo di reiterazione del reato.




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