ANNO 16 n° 272
Emanuela Orlandi: le ultime rivelazioni a Viterbo
Peronaci sette giorni fa: ''Il caso non č chiuso''. Oggi i nuovi dubbi del giornalista

di Monica Di Lecce

VITERBO – ''Il caso Orlandi non è chiuso''. Lo aveva detto a Viterbo, non più tardi di una settimana fa, Fabrizio Peronaci capocronaca del Corriere della Sera ospite de ''Il Salotto delle 6''. Il giornalista affermava di ritenere attendibile e più vicina alla verità la pista che si era aperta con il supertestimone Marco Accetti, pista che la Procura di Roma si era affrettata a chiudere. A distanza di pochi giorni dal suo intervento, sono state ritrovate a Roma nella sede della Nunziatura, fuori le mura, delle ossa umane che potrebbero far riaprire il caso.

Alla luce di quello che sta accadendo, possiamo dire che Fabrizio Peronaci è stato ''profeta'' a Viterbo?

''Profeta è un po’ eccessivo. Questa vicenda delle ossa dimostra quanto il caso Orlandi-Gregori (Mirella Gregori scomparsa poco dopo Emanuela Orlandi ndr.) sia vivo nella coscienza collettiva e nell’opinione pubblica perché non appena si trova qualcosa che riguarda qualche mistero in ambito ecclesiastico, si pensa subito a questo caso. La connessione è scattata immediata anche se non ne hanno parlato gli inquirenti. Ora si tratta di capire se tale connessione sia stata innescata da fonti ecclesiastiche. La mancata soluzione del caso di Emanuela Orlandi forse rappresenta una specie di grande senso di colpa''.

Secondo lei di chi sono i resti ritrovati in via Po?

''Su questo non posso pronunciarmi. Ci vorranno 45-60 giorni prima di conoscere l’esito degli esami sulle ossa e le comparazioni con il dna di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Valutando semplicemente gli indizi, posso dire che se lì dovesse esserci una delle due ragazze, è più facile che ci siano i resti di Mirella perché abitava a poche centinaia di metri da via Po, in via Nomentana, e soprattutto perché secondo il supertestimone Marco Accetti, che nel 2013 si è autoaccusato del sequestro, la stessa Mirella venne portata nel monastero di Santa Teresa che dista non più di 50 metri dal palazzo della Nunziatura. I luoghi sono tutti riconducibili più a Mirella Gregori che a Emanuela Orlandi. Bisogna comunque aspettare il responso degli accertamenti tecnici sulle ossa. Io ho sensazione che possa trattarsi più che di una pista concreta, di una grande suggestione, però ovviamente il mio giudizio è sospeso''.

A Viterbo, al ''Salotto delle 6'', ha parlato di una fonte, tutta da verificare, secondo cui Emanuela Orlandi sarebbe morta il giorno successivo alla sua scomparsa. Ha qualche novità su questo fronte?

''Questa stessa fonte conferma la mia sensazione, secondo cui i resti trovati due giorni fa in via Po non siano né dell’una né dell’altra ragazza ma che si tratti di un’altra storia. Quanto invece alla conclusione tragica con la morte il giorno successivo, restiamo a quello che si era detto a Viterbo cioè che questa persona ha avuto notizia, da fonti molto autorevoli in Vaticano, che la ragazza il giorno stesso della scomparsa, il 22 giugno '83, fu portata prima nel convento benedettino di Sant’Anselmo all’Aventino, nel centro di Roma, e di lì la notte o la mattina dopo in auto verso Nord, passando per Bologna in direzione Bolzano. Durante questo tragitto sarebbe morta in circostanze ancora da chiarire: o in un tentativo di fuga, o per un malore o per circostanze che non sappiamo.

''Secondo il racconto di questa fonte ecclesiastica - prosegue Fabrizio Peronaci - che per la prima volta esce fuori chiedendo di mantenere la riservatezza e si mette in contatto con il mio gruppo di giornalismo investigativo, Emanuela Orlandi sarebbe morta quindi nelle prime 24 ore del sequestro. Invece Mirella Gregori, sempre secondo questa fonte, sarebbe morta qualche mese dopo, nell’ottobre 1983. Gli scenari aperti da questa pista benedettina vanno in tutt’altra direzione rispetto a quello che invece si è detto sul palazzo della Nunziatura e sul ritrovamento di via Po. Sono due piste in chiaro contrasto tra di loro''.




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