

VITERBO – Cinque paesi, tante voci, una sola terra, quella di Tuscia. Adesso che il viaggio di Viterbonews24 attraverso i principali comuni chiamati al voto il prossimo 25 maggio è concluso (manca solo la tappa di Canepina, mercoledì, di cui vi daremo conto), vale la pena fare qualche riflessione. Non solo politica, ma generale.
Civita Castellana, Nepi, Orte e Tuscania, queste le tappe scelte dalla nostra redazione per incontrare i candidati sindaci e ascoltare le loro proposte. Quasi tutti hanno aderito con la massima disponibilità, soltanto qualcuno ha preferito declinare l’invito – peraltro quasi mai offrendo giustificazioni sensate -, esercitando comunque una loro facoltà ma, secondo noi, perdendosi un’ottima occasione, e civile, per mettere in campo idee e programmi. Qualcun altro pretendeva di dettare lui le regole del gioco, e così non si fa, perché le regole erano chiare e motivate da tempo: nessun dibattito, niente interventi dal pubblico, nessun botta e risposta. Così avevamo deciso per privilegiare la chiarezza e i contenuti, e per evitare che gli incontri si trasformassero in quelle tonnare televisive che vanno tanto di moda nella politica nazionale di oggi. E che hanno finito per rovinarla.
Chi ha partecipato, comunque, ha già vinto. Sono stati appuntamenti chiari, pacati, tranne qualche rara eccezione. Ed è bello che nei piccoli centri, dove spesso il clima elettorale è avvelenato anche da ragioni personali, si sia riscoperta la passione per i ragionamenti, le proposte, la ricerca delle soluzioni.
Ovunque abbiamo riscontrato grande fermento, una conferma se volete di quelle sensazioni comuni in tutta Italia: l’elezione dei sindaci è rimasta probabilmente l’unica applicazione della democrazia che ancora riesce a coinvolgere i cittadini, in un’epoca post ideologica dove non esistono i più a livello nazionale i grandi schieramenti contrapposti e dove, a torto o a ragione, il Parlamento è visto come casta, tra l’altro non scelta dal popolo ma nominata dai partiti. L’amministratore locale è diverso: il sindaco, specie nelle piccole realtà, è uno di noi, alle prese con i problemi di tutti, destinato a caricarsi sulle spalle onori (pochi) e oneri del ruolo. Quando si dice “l’Italia dei sindaci” forse non s’intende soltanto Renzi che da Palazzo vecchio arriva a Palazzo Chigi, ma piuttosto qualcosa del genere.
Gli argomenti di discussione? Tutto sommato sempre gli stessi. Perché i problemi di oggi sono comuni in tutta la Tuscia, da Tuscania a Nepi, da Orte a Civita Castellana. L’arsenico nell’acqua, e la difficoltà oggettiva per abbatterne le percentuali, soprattutto per un’amministrazione comunale di solito piccola e povera. La crisi dell’economia, dalle fabbriche civitoniche alle piccole attività commerciali. La necessità di reinventarsi un ruolo sfruttando le uniche cose che da queste parti non mancano: la cultura, l’arte, le tradizioni, l’enogastronomia. Simili anche le proposte: la disoccupazione giovanile? Si combatte creando uno sportello d’ascolto per i giovani. Come realizzare questo o quel progetto? Sfruttando i fondi europei. Il rilancio del centro storico? Dando dei contributi a chi apre un’attività. E via così, di lista in lista, di candidato in candidato, di paese in paese. Certo, non mancano anche le proposte ad effetto, sulla scia della cosiddetta antipolitica: la riduzione dei costi, delle indennità di sindaco e assessori, la trasparenza negli atti ufficiali e negli appalti (peraltro prevista dalla legge). D’altronde, la politica è anche questa: un po’ di sana demagogia.
Viterbonews24 ha cercato di raccontarvi questi piccoli mondi più o meno antichi. Così, senza ricami né forzature. Il 25 maggio toccherà alle urne dare il loro responso. E che ovunque vinca il migliore. O il meno peggiore.
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