

VITERBO - E' morto a Roma il pedagogista e storico dell'educazione Mario Alighiero Manacorda, il guru della pedagogia laica di indirizzo marxista. Aveva 98 anni.
Manacorda ha insegnato per anni all'Università della Tuscia e, proprio a Viterbo, per la casa editrice Scipioni, aveva pubblicato nel 2003 il suo ultimo libro: ''Perché non posso non dirmi comunista''. La cerimonia funebre si svolgerà domani, mercoledì 20 febbraio, alle ore 10, al Tempietto Egizio del cimitero romano del Verano.
Docente di pedagogia e storia della pedagogia, ha insegnato in vari atenei: Cagliari, Viterbo, Siena, Firenze e Roma. Alla fine della seconda guerra mondiale, Manacorda inizio ad approfondire dil pensiero filosofico di Karl Marx e Friedrich Engels. Poi ha curato il ''Manifesto dei comunisti'' pubblicato dalla Einaudi, ed ha curato il carteggio Marx-Engels per Editori Riuniti. Ha diretto le edizioni Rinascita e le riviste ''Voce della scuola democratica''.
Nato a Roma il 9 dicembre 1914, figlio dello storico della scuola Giuseppe (1876-1920), Mario Alighiero Manacorda si laureò in lettere nel 1936 alla Scuola Normale Superiore di Pisa e si perfezionò in letteratura tedesca all'Università di Francoforte sul Meno. Nel 1946, organizzò a Roma il convitto-scuola della Rinascita per partigiani e reduci e dal 1948 iniziò un'intensa attività editoriale per il Pci.
Lasciato l'insegnamento universitario nel 1978, Manacorda è tornato agli studi. In ''Perché non posso non dirmi comunista'', Manacorda esegue una rilettura critica e originale di Marx e Gramsci ed elenca le ragioni per le quali il comunismo, prima o poi, si ripresenterà magari con un altro nome, sulla ribalta della storia. Egli sostiene che il fallimento dei socialismi reali, con le loro aberrazioni, non è riconducibile alle formulazioni del ''Manifesto'' o dei ''Quaderni''. Appassionato e sincero assertore della propria fede comunista, nella quale intravede, senza demagogia o calcoli di bottega, la via del riscatto economico, morale e spirituale del mondo.