

VITERBO - Il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, a Viterbo per il convegno “Verso il secondo vertice Onu sui sistemi alimentari, innovazione e tradizione.
Durante il convegno che si è tenuto presso l’auditorium dell’università della Tuscia sono state affrontate numerose tematiche sullo sviluppo e la tutela dei prodotti agroalimentari made in italy.
Ad accogliere il ministro Lollobrigida, il rettore magnifico Stefano Ubertini, il prefetto di Viterbo Antonio Cananà e il presidente provincia Alessandro Romoli.
Presenti anche il presidente della commissione parlamentare per l’ambiente, Mauro Rotelli e il consigliere regionale Daniele sabatini.
Durante il convegno anche numerosi interventi in video conferenza.
“Gli studi hanno evidenziato la diretta correlazione tra l’aumento di alcune patologie e il tipo di alimentazione – ha affermato il ministro della salute Orazio Schillaci – quindi appare fondamentale intensificare le strategie politiche verso il rafforzamento del valore del nostro settore agroalimentare.”
Anche il ministro del turismo Daniela Santanchè ha sottolineato nel suo intervento il connubio le eccellenze italiane e il turismo anche agroalimentare.
“Capisco l’importanza dell’innovazione, ricerca e tradizione che si intrecciano per valorizzare il nostro vasto patrimonio enogastronomico - ha detto la Santanchè -
Sempre più spesso i turisti non vistano solo il nostro territorio ma comprano anche i nostri prodotti sinonimo di grande qualità in tutto il mondo. Prodotti che vanno valorizzati, tutelati e certificati.”
Volto all’aspetto della tutela legale l’intervento di Mauro Rotelli.
“Da quest’anno per la prima volta grazie alla legge 53 la commissione vigilerà anche sulla tutela legale del nostro agroalimentare, sotto tutti gli aspetti.
Un importante traguardo per la difesa di uno dei settori cardine della nostra economia”.
Infine, il lungo intervento del ministro Lollobrigida ha evidenziato sia i problemi del settore che le strategie per arginarli.
“La tragedia dell’Emilia-Romagna ci ha insegnato che chi trae il proprio sostentamento da un territorio tende a mantenerlo, quei luoghi che erano stati abbandonati dall’agricoltura hanno subito maggiori danni derivanti dall’alluvione.
Sono cento anni dall’emanazione della legge Serpieri che prevedeva il territorio come un bene da mantenere, oggi non rischiamo di perdere questo bene.
Dove non c’è agricoltura e allevamento le criticità aumentano e non ce più cultura dell’agroalimentare, dove c’è assenza di manutenzione e di cura dei territori crescono le criticità. Dobbiamo invertire la rotta.
Esiste la possibilità di ricominciare da dove abbiamo smesso di lavorare, dobbiamo riuscire a produrre tenendo conto di una sostenibilità ambientale.
Bisogna ripartire da un modello di ricerca e sviluppo che tenga conto della tradizione come un cardine da seguire.
Ci sono due tesi: quella del cibo per tutti, e quella che io ritengo più corretta, quella del buon cibo per tutti, ed è differente.
Abbiamo il paradosso che la riduzione delle nostre produzioni intensifica le produzioni di altri, ma le nostre produzioni oggi impattano sull’ambiente in maniera relativamente bassa, dall’altra parte impattano in maniera relativamente alta, e quindi diminuire le nostre produzioni significa aumentare il capitale di consumo di produzioni più impattanti in termini ambientali.”