ANNO 16 n° 247
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Dies Natalis vola sulle ali dei Facchini: Viterbo abbraccia Santa Rosa
Tre ore di emozioni, passione e fede. Dalla partenza di piazza San Sisto alla salita finale verso il Santuario, la Macchina attraversa una cittą gremita e festante. Alle 24 in punto Rosa torna a casa

VITERBO – È il giorno in cui Viterbo si ferma, aspetta e guarda in alto. È il giorno in cui una città intera si riconosce nei suoi facchini e nella sua Santa. È il giorno in cui quelle parole, pronunciate dal Capofacchino Luigi Aspromonte, diventano un rito capace di far battere all'unisono il cuore di migliaia di persone: “Facchini di Santa Rosa, sollevate e fermi. Santa Rosa avanti!

Alle 21 in punto, da piazza San Sisto, è iniziato il terzo Trasporto di Dies Natalis, la Macchina ideata da Raffaele Ascenzi e realizzata da Vincenzo Fiorillo, pronta ad attraversare le strade di Viterbo alla volta del Santuario di Santa Rosa.

Una piazza San Sisto gremita, un'atmosfera carica di attesa e una città pronta ad accompagnare i facchini nel momento più importante dell'anno. Al fianco del Capofacchino Luigi Aspromonte il presidente del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, Massimo Mecarini, insieme alla sindaca Chiara Frontini, alle istituzioni cittadine, al costruttore Vincenzo Fiorillo e all'ideatore della Macchina Raffaele Ascenzi.

Prima della partenza, la sindaca Frontini ha voluto rivolgere un pensiero direttamente al Capofacchino e ai Facchini.

Vedere tutti voi qui schierati in attesa di portare Rosina a casa riempie, prima che i nostri occhi, il nostro cuore. Voglio dire una cosa a Gigi Aspromonte, al Capofacchino: tu sei un dono per questa città e i ragazzi stasera sono un dono per questa città, perché rappresentate in una sola sera tutto quello per cui vale la pena fare servizio, tutto quello per cui vale la pena avere passione”.

Parole accolte dall'applauso della piazza, prima che il rito prendesse il sopravvento e la Macchina si alzasse nel cielo di Viterbo.

Anche il vescovo di Viterbo, Orazio Francesco Piazza, ha affidato al momento della partenza un messaggio di forte significato, dedicando il Trasporto alle vittime delle guerre e delle tragedie che continuano a colpire il mondo.

Questo Trasporto è dedicato a tutte quelle vittime delle guerre e delle disgrazie. Ieri ho chiesto a voi Facchini uno sguardo, oggi chiedo spirito e vicinanza a tutti. Impariamo ad allargare nella vita questo sguardo a tutti”.

Poi l'invito alla concordia e al sostegno reciproco, nel segno di Santa Rosa: “Rosa ci ha insegnato che nella debolezza è possibile dare risposte che creano forza e diventano coesione sociale”.

Infine la benedizione e la preghiera. Poi il silenzio, l'ordine del Capofacchino e il sollevamento.

Facchini di Santa Rosa, sollevate e fermi!”, così Luigi Aspromonte da inizio al trasporto. E subito dopo: “Santa Rosa avanti”. La Macchina ha iniziato il suo cammino.

Il viaggio che attraversa il cuore della città

Da piazza San Sisto, Dies Natalis ha attraversato il centro storico di Viterbo, percorrendo quelle strade che ogni anno si trasformano nel teatro di una devozione popolare che dura da secoli.

Prima tappa piazza Fontana Grande, poi piazza del Plebiscito, dove la folla ha accompagnato il passaggio della Macchina con applausi e grida di entusiasmo.

Il presidente del Sodalizio, Massimo Mecarini, aveva annunciato per questo Trasporto tre particolari dediche: una alla pace, una al ricordo del Trasporto del 1946, il primo dopo la fine della Seconda guerra mondiale, e una terza dedicata ai 40 anni dal Trasporto del 1986, quando la Macchina rischiò di cadere. Un viaggio nella memoria, dunque, oltre che nella tradizione.

Le girate, invece, sono state dedicate ai numerosi Facchini scomparsi e ad alcune delle figure che hanno segnato la storia della città. La novità di quest’anno, come sottolineato dal presidente Mecarini e dalla sindaca Frontini, ha riguardato l’abbattimento di un tabù: permettere a tutti, grandi e piccini, cittadini e famiglie, di avvicinarsi alla Macchina ammirandola da vicino. Un messaggio forte e chiaro: coesione e fede, come sottolineato anche dal vescovo Piazza.

Dopo piazza del Plebiscito, la Macchina ha proseguito tra due ali di folla verso piazza delle Erbe. Poi ancora avanti, fino a piazza del Teatro, dove ad attendere Rosa c'era una folla immensa.

Ad ogni fermata il medesimo spettacolo: i facchini sotto il peso della Macchina, la voce del Capofacchino a scandire ogni movimento come un metronomo, la folla a rispondere con applausi e grida. Un unico sentimento collettivo. Tutti uniti nel “sentimento” per Rosa.

Dopo tre ore di passione, Rosa torna a casa

Il Trasporto del 2026 ha coinvolto tutta la città. Presenti le istituzioni, con la sindaca Chiara Frontini che ha seguito da vicino il percorso dei facchini, passo dopo passo. Ma soprattutto presenti i viterbesi, accorsi lungo tutto il tragitto per accompagnare Dies Natalis nel suo ultimo grande viaggio.

La Macchina ha attraversato le vie del centro volando sulle ali dei facchini, custodi di una fede e di una sacralità che da secoli rappresentano una parte fondamentale dell'identità di Viterbo.

A piazza del Teatro, dopo una sosta carica di emozione ed entusiasmo, Rosa è ripartita verso il Santuario. I facchini erano stanchi, provati dalle ore di trasporto, ma ancora più carichi, orgogliosi e determinati a compiere l'ultimo tratto: riportare Rosa a casa.

Poi la salita. Quella salita che ogni anno sembra impossibile e che ogni anno diventa realtà. E infine l'arrivo al Santuario di Santa Rosa.

L'ultima girata ha regalato un'altra emozione fortissima. La Macchina si è fermata e la folla si è riversata verso il Santuario. Facchini e cittadini si sono stretti in un abbraccio collettivo, liberando tutta la tensione e la gioia accumulate durante il lungo percorso.

Alle 24 in punto, dopo quasi tre ore di trasporto, Viterbo ha vissuto ancora una volta la sua notte più attesa. Una notte fatta di fede, tradizione, appartenenza, fatica e orgoglio.

Il terzo Trasporto di Dies Natalis entra nella storia. Come ogni anno, così come nei secoli, ancora una volta, Santa Rosa è tornata a casa.

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