


VITERBO - Un uomo di 49 anni si è tolto la vita la notte scorsa nel carcere di Viterbo. È il settimo nel Lazio, e il terzo nella Tuscia, come ha annunciato Stefano Anastasia, il garante nazionale dei detenuti del Lazio, che lancia l'allarme: 'Continua la dissipazione di vite e diritti nelle carceri italiane”.
Il corpo senza vita dell'uomo è stato ritrovato questa mattina all'interno sua cella. Il 49enne si sarebbe impiccato con mezzi di fortuna. Immediato è stato l'intervento degli agenti di polizia penitenziaria e del 118 che hanno tentato di rianimarlo, invano. Sul posto sono intervenuti anche i tecnici della polizia scientifica della questura di Viterbo, mentre la polizia penitenziaria ha aperto le indagini per capire la dinamica dell'accaduto.
Sul tragico episodio è intervenuta anche Marietta Tidei, capogruppo di Italia Viva al consiglio regionale del Lazio.
“La notizia della morte per suicidio di un detenuto di 49 anni nel carcere di Viterbo - ha detto - mi addolora e mi preoccupa profondamente. Si tratta del terzo caso dall’inizio dell’anno nell’istituto. Un dato gravissimo, che impone risposte urgenti e una piena assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni”.
“L’allarme del Garante - prosegue - deve essere ascoltato e tradotto in interventi concreti. Non possiamo abituarci a queste morti, ridurle a un conteggio o limitarci al cordoglio dopo ogni nuova tragedia. Chi è detenuto è affidato alla responsabilità dello Stato e conserva il diritto alla salute, alla dignità e alla tutela della propria vita. Per questo chiedo alla Regione Lazio, per le proprie competenze sulla sanità penitenziaria, di verificare immediatamente l’adeguatezza dell’assistenza psicologica e psichiatrica nel carcere di Viterbo, la continuità delle cure e l’attuazione dei protocolli di prevenzione del suicidio. Occorre accertare eventuali carenze e intervenire, garantendo sostegno anche al personale che ogni giorno opera nell’istituto'.
'Al Governo e all’amministrazione penitenziaria - conclude Tidei - chiedo risposte sulle condizioni di detenzione e sulle risorse destinate alla prevenzione. Regione, Asl e amministrazione penitenziaria devono agire insieme, con responsabilità precise e tempi certi. La tutela della vita in carcere è un dovere pubblico che non ammette rinvii”.