ANNO 16 n° 272
''Deposito scorie, sito individuato entro la fine del prossimo anno''
I vertici Sogin in commissione parlamentare. ''Seminario nazionale previsto per i primi di settembre''

VITERBO - Deposito scorie nucleari, nei giorni scorsi i vertici della Sogin hanno presentato dinanzi alla Commissione Ecomafie il timing: ''Si prevede l'individuazione del sito nella seconda metà del 2022, il seminario nazionale è previsto per i primi di settembre, e dovrebbe durare tra i 30 e i 60 giorni, con sessioni di 3-4 giorni insieme con le 7 Regioni interessate'', è stato detto nel corso di dell'audizione. Tra le 67 aree individuate nella Cnapi ben 22, come ormai noto, si trovano in provincia di Viterbo.

A rappresentare la società incaricata della localizzazione, progettazione, realizzazione e gestione del Deposito nazionale delle scorie radioattive Nazionale e anndsso Parco Tecnologico, il presidente Luigi Perri, e l’amministratore delegato della società, Emanuele Fontani.

Attualmente sul deposito è ancora in corso la consultazione. A Sogin sono pervenute richieste di informazioni e 113 osservazioni (riguardanti soprattutto questioni di idoneità delle aree). Si sono, inoltre, registrati tre ricorsi al Tar (tra cui quello del Comune di Corchiano) e tre richieste di accesso agli atti.

Secondo Fontani ''l’apertura del deposito è prevista all’inizio del 2030''. Originariamente l’entrata in esercizio del deposito era prevista per il 2029 ma il prolungamento delle fasi di consultazione pubblica e del seminario nazionale hanno già innescato uno slittamento ai primi mesi del 2030. In base a quanto riferito sono stati valutati ''quali possibili fattori di rallentamento del processo di costruzione del deposito rischi autorizzativi per ritardi amministrativi, rischi di localizzazione connessi alla mancanza di autocandidature e rischi nella realizzazione dell’opera''.

Al deposito nazionale ''andranno circa 95mila metri cubi di rifiuti radioattivi, di cui 78mila a bassa attività, e 17mila a media e alta attività''. La costituzione sarà ''per il 60% di rifiuti'' provenienti dal decomissioning, cioè lo smantellamento del passato esercizio degli impianti nucleari del nostro Paese, e per il 40% ''in progress da medicina nucleare, attività di ricerca, e dall’industria''




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