ANNO 16 n° 276
Depositata la prima azione legale
per ottenere il risarcimento danni
Su iniziativa di ''FondAzione!'', associazione culturale di promozione sociale
Se venisse accolta ne seguirebbero altre, centinaia le attivitą interessate in cittą

VITERBO – E’ stata depositata presso l’ufficio del giudice di pace di Viterbo la prima azione legale finalizzata a ottenere il risarcimento della somme spese dagli esercenti di attività alimentari per installare i dearsenificatori. Azione legale alla quale, nelle prossime settimane, se ne potrebbero aggiungere molte altre.

E’ così diventata operativa l’iniziativa promossa da ''FondAzione!'', un associazione culturale di promozione sociale, nata con l’intento di contribuire a dare risposte alle esigenze più pressanti dei cittadini. E il primo intervento, vista la stringente attualità dell’argomento, non poteva che riguardare la presenza dell’arsenico che rende non potabile l’acqua e che obbliga tutti i titolari di bar, ristoranti, panifici, pasticceria e chiunque si occupi di prodotti alimentari ad installare, a proprie spese, gli impianti di depurazione dell’acqua.

''Abbiamo dato incarico all’avvocato Luigi Padovan – ha spiegato nel corso di una conferenza stampa Francesco Oddo, presidente dei ‘FondAzione!’- di studiare il coso arsenico e verificare se, dal punto di vista giuridico, fosse stato possibile avviare un’azione legale di risarcimento del danno. La risposta del legale è stata positiva – ha aggiunto – e ci ha consigliato di rivolgerci al giudice di pace, competente per le controversie fino a 5mila euro. E siamo partiti''.

Il primo ricorso è stato presentato da Giuseppina Germani, titolare di un ristorante aperto 10 mesi fa. La quale ha dovuto spendere 5mila euro per allestire un dearsenificatore. Somma alla quale vanno aggiunti i costi di manutenzione dell’impianto e della sostituzione dei filtri. ''Poco dopo l’apertura del locale - ha detto la signora Germani – ho ricevuto la prima bolletta della Talete: 600 euro. Una grossa cifra per un servizio a metà. Al mio ristorante – ha sottolineato – viene fornite l’acqua, ma non è potabile. Quindi, per non incorrere nelle sanzioni della Asl, che possono arrivare fino alla chiusura temporanea dell’attività, ho dovuto acquistare il dearsenificatore''.

All’iniziativa della signora Germani ne potrebbero seguire molte altre. Sono numerosi gli esercenti che si sono rivolti a ''Fondazione!'' per chiedere assistenza. ''Se, come confidiamo – sottolinea Oddo -, l’esito del primo ricorso sarà positivo, partiremo immediatamente con altre azioni legali. Solo a Viterbo città sono centinaia gli esercenti che hanno dovuto spendere da 1000 a oltre 5mila euro per continuare a lavorare pur non ricevendo un servizio pubblico essenziale qual è quello idrico''.

L’associazione, tra l’altro, conta sull’effetto ''catena di sant’Antonio'' che si potrebbe innescare qualora il giudice di pace accogliesse il ricorso della signora Germani. Gli esercenti sono infatti infuriati, anche perché alcuni di loro, hanno dovuto chiedere un prestito in banca per affrontare la spesa.

''Siamo a disposizione di tutti i cittadini - conclude Oddo - che avessero bisogno di assistenza per promuovere l'azione di risarcimento''. 




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