ANNO 16 n° 274
''Decreto indecente,
figlio dell'antipolitica''
Palazzo Gentili boccia in toto il provvedimento governativo e Meroi va all'attacco: ''Se non si č in grado di riformare la Pa ci si deve dimettere''

di Silvia Cannucciari

VITERBO - Decreto dell'orrore, ''pastrocchio'' antidemocratico: Palazzo Gentili boccia in toto il decreto taglia-province varato la scorsa settimana dal Ministro per la pubblica amministrazione e per la semplificazioneFilippo Patroni Griffi, che accorpa la provincia di Viterbo con quella di Rieti e in Italia fa passare il numero degli enti da 86 a 51.

Il ''no'' e le critiche al provvedimento arrivano trasversalmente, unendo maggioranza e opposizione che stamani, in una conferenza congiunta dei capigruppo, hanno ribadito la propria contrarietà alla decisione del Governo.

''E' un provvedimento pessimo - ha esordito il presidente della Provincia Marcello Meroi - scritto in maniera indecente, che non porterà alcun beneficio ai cittadini, dal momento che le amministrazioni provinciali incidono solo per l'1,4% sui costi della politica. E' una falso storico, politico e sociale, perciò, parlare di risparmio''.

Decisamente un Meroi sul piede di guerra che mal digerisce le disposizioni arrivate da Roma e che va all'attacco del ministro Patroni Griffi: ''Siamo disponibili a discutere di una revisione e riforma della pubblica amministrazione - ha aggiunto -, ma questa deve essere fatta in maniera seria e se non si è in grado di farlo, ci si dimette. Siamo per la riduzione delle spese e non dei servizi''.

Il riassetto delle Province, infatti, prevede che dal 1° gennaio 2013 le giunte provinciali siano soppresse con il presidente che potrà delegare l'esercizio di funzioni a non più di 3 consiglieri provinciali. La riforma, invece, sarà attiva a partire dal 2014 mentre già a dicembre del 2013 si terranno le elezioni per decidere i nuovi vertici, senza la nomina di commissari.

''Mercoledì sarò a Rieti per discutere con il mio collega Melilli cosa fare - ha poi annunciato Meroi -, mentre giovedì sarò a Roma dove si riunirà l'Upi (Unione delle Province d'Italia, ndr). Quello che auspichiamo tutti è che il Parlamento riveda il decreto e lo modifichi, con la speranza che il Governo non ponga la fiducia''.

Speranza condivisa anche dal capogruppo del Pd Federico Grattarola: ''Bisogna tagliare i costi della politica ma non in questo modo - ha dichiarato -. E' un provvedimento fatto male, un contentino dato in pasto all'antipolitica. Si continuano a emanare leggi solo nei confronti di province e comuni, ossia enti che non hanno potere contrattuale, dal momento che non possono legiferare. Questo depontenziamento delle province creerà solamente disagi, creando ulteriori problemi ai cittadini, basti pensare ad esempio ai trasporti: i cittadini di Rieti saranno costretti per ogni necessità a spostarsi fino a Viterbo, dove ci sarà la sede della Provincia, Questura e Prefettura. Stiamo andando nella direzione di uno stato accentratore e questa non può essere la risposta alla crisi del nostro Paese''.

Dello stesso avviso Gianluca Mantuano (Pdl): ''Prima è arrivato il decreto salva faccia (il salva Italia), ora arriva il decreto pastrocchio - ha dichiarato - fatto solamente sull'onda dell'antipolitica. E' un provvedimento che taglia la democrazia perché è impensabile che da gennaio delle persone elette e chiamate a rappresentare il territorio debbano lasciare il loro incarico, perché non più degne di questo ruolo''.

''Si dovevano abolire le Regioni - è stato invece l'intervento di Antonio Fracassini (Pdl) -. In Umbria ad esempio esisterà una sola provincia, quella di Perugia-Terni, che così andrà a coincidere con la regione stessa: che senso ha tutto questo? Questa è schizofrenia''.

''Le Province sono l'anello di congiunzione delle popolazioni con l'organo centrale, non si piò pensare di fare economia semplicemente tagliando questo ente. Bisogna tagliare il superfluo, non i servizi'' ha invece affermato Francesco Galli (Udc).

La parola è poi passata a Marco Torromacco (lista ''Meroi presidente''): ''E' il decreto dell'orrore, forse perché fatto ad Halloween, che porterà solo aggravi ai cittadini. I risparmi non verranno neanche dal taglio delle indennità, prima di tutto perché la maggior parte dei consiglieri, essendo già sindaci, non le percepisce, poi perché chi come me fa parte della 'casta' percepisce solo 192 euro al mese, su cui poi si devono pagare le tasse. Inoltre come grupi consiliari non gestiamo alcun centesimo''.

Confidando in delle modifiche da parte del Parlamento, ora Palazzo Gentili aspetta con ansia la decisione della Corte Costituzionale, che dovrebbe arrivare domani (6 novembre), chiamata a pronunciarsi sulla presunta incostitiuzionalità del decreto, dopo il ricorso presentato da otto regioni (Lazio, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Campania, Molise e Sardegna).




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