ANNO 16 n° 274
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Cristiano De Andre, Osvaldo Di Dio, Pier Michelatti e Beniamino Mechelli e Giacinto Majello, batterista della cover band A' Cumba
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De André junior
vola alto.
Come il padre

VITERBO – (b.m.) E’ un grande disco Così in cielo come in guerra di Cristiano De André. Un disco che, semmai ce ne fosse stato bisogno, consacra l’indiscutibile talento che aveva già mostrato di possedere nel 1985, quando con la canzone Bella più di me si aggiudico il premio della critica al Festival di Sanremo. Talento confermato nel 1993, quando tornò a Sanremo classificandosi al secondo posto con il brano Dietro la porta. E, ancora, nel 1995 con l’album Sul confine, per il quale collaborò con musicisti di rilievo e con il padre Fabrizio che, in poche ore, di notte, scrisse il testo di Cose che dimentico.

Così in cielo come in guerra è però il disco della consapevolezza, della maturità. E, probabilmente, rappresenterà per Cristiano ciò che La buona novella rappresentò nel 1970 per il padre. Il suo capolavoro.

Ieri sera, a Soriano nel Cimino, in occasione della seconda edizione del Festival Risuonando De André, Cristiano, accompagnato da uno strepitoso Osvaldo Di Dio alla chitarra, ha presentato una selezione dei suo ultimo lavoro, preceduto da alcuni brani del concerto De André canta De André. L’entusiasmo con il quale il pubblico, soprattutto i giovani, lo hanno accolto – tantissimi già conoscono i testi e li hanno cantati insieme a lui – è indicativo del fatto che ha colto nel segno.

Vola alto, altissimo, Cristiano, con Non è una favola. Così come con Disegni nel vento e con Credici, un ritratto, quest’ultimo, tanto spietato quanto realista della cosiddetta società del benessere, per pochi, e la sua classe dirigente famelica e impunita. Di altissimo livello anche le musiche.

Come è nato questo disco?

''Il punto di partenza è stata la volontà di non cavalcare il grande successo di De André canta De André. Per me era un modo per onorare mio padre. E lo avrei potuto perpetuare, visto la straordinaria accoglienza del pubblico. Però ho deciso di riprendere la mia strada. Tornare ai miei dischi. Così mi sono messo a cercare tra i miei spunti, tra i pezzi di musica che avevo scritto qua e là. Poi ho confrontato quel materiale con altri artisti ed è nato Come in Cielo come in guerra. Ed eccomi qui…''.

Qual è il messaggio che vuoi lanciare con i tuoi brani?

''Il mio scopo principale non era e non è lanciare messaggi. Volevo esprimere il mio diniego rispetto a molti aspetti della società e l’ho fatto. Ho voluto anche raccontare la mia fatica di essere cresciuto con un padre che, almeno per un periodo, non c’è stato. Anche lui ha avuto delle difficoltà all’inizio. Io l’ho seguito e amato a distanza. Mi è mancato tantissimo. Poi l’ho ritrovato, soprattutto nell’ultimo periodo. Lui, con un fortissimo abbraccio mi ha fatto capire che era soddisfatto di me, perché ce l’avevo fatta, ero riuscito a farmi volere bene dal pubblico senza prendere in giro nessuno. Questo disco parla appunto di questo e di altro''.

Hai devoluto l’incasso del tuo concerto al Carlo Felice di Genova alla costituenda Fondazione don Andrea Gallo. Eppure in Credici spari a zero anche contro la chiesa, o meglio sull’istituzione ecclesiastica?

''L’ho fatto perché don Gallo è stato uno dei pochi preti che hanno innalzato la chiesa al ruolo che le compete. E’ stato il prete più vicino alla quella società dolente e senza diritti che mio padre ha sempre cantato. Così ho pensato che fosse giusto, anzi doveroso, perpetuare la sua memoria e, per quanto possibile, la sua opera attraverso una Fondazione''.

Parlaci del tuo rapporto con Soriano nel Cimino.

''Io ho sempre nel cuore Soriano nel Cimino, Maria e Alberto Santini e i tanti amici che negli anni ho incontrato qui. Ho dei bellissimi ricordi legati a questo paese. Ad esempio, da ragazzo vinsi una partita a boccetta contro Alberto e mio padre, che si ritenevano imbattibili. La mia fu solo la fortuna dei principianti, ma ricordo che li ho sfottuti a lungo. Sono venuto la prima volta a Soriano trent’anni fa. E ci torno sempre volentieri. Così come a Genova. Anche se per motivi di lavoro vivo a Milano. Inoltre, ho un  ricordo bellissimo di ciò che è stato fatto dall’Associazione Fabrizio De André nel 2009, in occasione del decimo anniversario della morte di mio padre. E che dire di questo Festival? Sono tutti segni di affetto che Dori Ghezi ed io intendiamo controcambiare''.

Quindi, tornerai anche l’anno prossimo?

''Spero di tornare anche prima. Magari per un concerto. Comunque, l’anno prossimo ci saremo senz’altro''.

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