ANNO 16 n° 274
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Dal finto cartello
di Viterbo a Fukushima
Eva e Franco Mattes colpisco ancora con la loro bizzarra vena artistica

VITERBO - Nel 2006 colpirono a Viterbo, ora invece hanno fatto qualche chilometro in più, arrivando fino a Fukushima. Eva e Franco Mattes sono tornati a far parlare di loro grazie alla mostra Don’t follow the wind. O meglio, una non-mostra; una mostra senza pubblico. I due bizzarri artisti bresciani, insieme ad alcuni loro colleghi, sono volati in Giappone per documentare la realtà di Fukushima cinque anni dopo il disastro nucleare. Protetti da tute, maschere e guanti, sono entrati nella città-fantasma e hanno scelto alcuni luoghi per portare diversi loro lavori; lavori invisibili così come invisibili sono le pericolosissime radiazioni presenti nell’aria della città giapponese. Un’idea, questa, che non ha convinto proprio tutti ma che è valsa ai due artisti il Creative Capital Award, un premio d’arte internazionale.

Di progetti strani, provocatori e controcorrente, comunque, Eva e Franco se ne intendono. Molti viterbesi ricorderanno certamente la comparsa, il 20 settembre del 2006, di un cartello di segnaletica turistica posizionato all’esterno di un edificio del quartiere San Pellegrino. La particolarità del cartello stava nella sua descrizione, che recitava: ''Questo edificio è stato progettato da architetto sconosciuto in epoca irrilevante, ma appartenne a personalità di spicco. Il complesso non presenta originali soluzioni architettoniche né al suo interno sono conservate opere di rilievo. Non si serba memoria di avvenimenti storicamente significativi verificatisi in questo luogo. Nessun personaggio noto qui nacque, visse o morì, né tuttora vi opera alcun creatore mirabile o sommo poeta''.

Un’idea, quella pensata dai due artisti bresciani, che fece sorridere ma al tempo stesso generò non poche polemiche tra chi la trovava divertente e ai limiti della genialità e chi invece la considerava quasi un affronto all’intera città. In realtà, l’intento dei due artisti, che operano sotto lo pseudonimo di 0100101110101101.org, era semplicemente quello di valorizzare e rendere noti anche luoghi comuni, realizzati non necessariamente da artisti celebri, ma ugualmente importanti nel contribuire a rendere ricca e splendida la città che li ospita. Dovrebbe essere, dunque, la città stessa una grande e immensa opera d’arte, non solo i singoli edifici, musei o punti d’interesse.

La lista delle ''bravate artistiche'' compiute da Eva e Franco Mattes, tuttavia, è davvero lunga e non si ferma certo al finto cartello turistico impiantato sul suolo viterbese. La coppia, infatti, in passato ha rubato opere di importanti artisti, come Andy Warhol, per posizionarle in una teca, ma vanta anche una denuncia avanzata direttamente dal Vaticano per aver pensato bene di clonare il sito Internet ufficiale della Santa Sede.




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