ANNO 16 n° 272
Dai murales al teatro il passo dell’arte è breve

 

Di Massimiliano Morelli

 

Viterbo - Bistrattati fino a ieri, quando i writers venivano considerati avanzi di galera, o qualcosa di simile, oggi chiamati a gran voce per omaggiare questo o quel personaggio, simbolo di un luogo, di un’idea, di una storia.

E’ il caso del murales di Leonardo Bonucci, commissionato dal Comune di Viterbo, e che a breve sarà adocchiabile dai viterbesi; è il caso del dipinto di via Baracca, che immortala Santa Rosa. Viterbo non è la prima né l’ultima città variopinta sui muri. Marta e Valentano, provincia nord del viterbese, a cavallo fra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera sono state protagoniste di Lazio street art, coi Pittori anonimi del Trullo (Manuela Merlo, Sempre Lucida, Violetta Carpino, Giusy Guerriero, capitanati da Mario D‘Amico) capaci di fissare coi loro colori su pareti e serrande le storie della regina Amalasunta e del matematico Paolo Ruffini.

Le città si colorano, ormai vale più un murales che un comunicato stampa: perché il colpo d’occhio fa il giro del mondo in un attimo. Basti pensare alle icone sui muri di papa Bergoglio, che secondo gli amanti delle statistiche sono state più fotografate del Cupolone di piazza San Pietro. Ah, a proposito di Cupolone, nella Tuscia (a Ronciglione) sabato lo riportano in auge due attori, Sandro Scapicchio e Gino Auriuso in una sort di derby romano-partenopeo. Alle 21 e 30 del 31 luglio c’è “Dal Vesuvio al Cupolone” nel contesto dell’iniziativa “I viaggi dell’arte dell’estate ronciglionese”. Così, in maniera semplice, l’arte comincia a riprendersi quello spazio che merita. Fin qui castrato dalla pandemia.




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