ANNO 16 n° 275
Dai banchi di scuola ai campi fioriti: la didattica a distanza della maestra Angela
L'insegnamento 2.0 a causa del Coronavirus: ''Inclusione e abbattimento di ogni disuguaglianza''

VITERBO – ''La cosa più difficile è non poterli abbracciare, guardarli dritti negli occhi, confortarli o gioire con loro per ogni traguardo raggiunto. Ma anche questa nuova esperienza della didattica a distanza - nuova per tutti, perfino per chi siede alla cattedra - può essere motivo di crescita e di confronto''.

Parola della maestra Angela, insegnante di italiano, che dal 16 marzo, come molte sue colleghe, quotidianamente ''incontra'' i suoi piccoli studenti attraverso un monitor e un pc. E molto spesso lo fa dal giardino di casa, immersa nel verde e tra i colori di mille fiori. Un’esperienza inedita, insolita, tutta da sperimentare, che ha deciso di raccontare a Viterbonews24.

''Nel mio Istituto, la didattica a distanza (DaD, ndr) è stata attivata a partire dal 16 marzo – spiega - Per prima cosa ci siamo raccordate con i rappresentanti di classe per avere un riscontro sui bambini che non avevano strumentazione adeguata e, sulla base del sondaggio tra le famiglie, abbiamo concordato l’utilizzo di una piattaforma su cui poter allegare materiali rispettando gli appuntamenti quotidiani con le singole discipline e mantenendo la routine giornaliera dell’orario scolastico che avevamo in presenza''.

''Per includere tutti gli alunni e ridurre le disuguaglianze date dall’impossibilità di collegarsi attraverso incontri live, per il momento ognuno di noi mette a disposizione dei bambini degli audio video, dei file strutturati e ragionati sulle singole discipline, che tutti possono consultare in modalità asincrona''.

Come hanno reagito i bambini a questa nuova realtà? C’è collaborazione tra scuola e famiglia?

''I bambini attendono con impazienza di trovare il lavoro in piattaforma, sono puntuali nella restituzione degli elaborati. I genitori quindi, sono molto collaborativi perché alcune procedure richiedono l’intervento dell’adulto. Con la DaD l’obiettivo principale è soprattutto quello di mantenere vivo il rapporto con la scuola e la quotidianità ma chiaramente i bambini percepiscono con sentire nostalgico quello di cui sono stati privati: la scuola, non solo come luogo deputato alla conoscenza, ma soprattutto come riferimento per le relazioni sociali, dove si innestano le prime vere interazioni e le prime dinamiche tra pari''.

Ci sono difficoltà nella gestione di questa didattica 2.0? Quali?

''La maggiore difficoltà nella DaD è nella scelta del materiale da inviare ai bambini: non avendo feedback immediati su quanto viene insegnato, le docenti trascorrono moltissimo tempo nel selezionare, vagliare, cercare di rendere i contenuti accessibili ai piccoli, cercando allo stesso tempo di non gravare sulle famiglie.

''Mentre in presenza, il team si confrontava settimanalmente sulle attività di programmazione, adesso il confronto è quotidiano, sia per quanto riguarda i contenuti, che in termini di quantità dei lavori da inviare, perché la DaD prevede l’utilizzo del computer e pertanto bisogna considerare anche l’esposizione prolungata da parte dei bambini qualora il materiale reso disponibile fosse eccessivo''.

''Le mie perplessità riguardano maggiormente i bambini più fragili, quelli che hanno sempre bisogno di un sollecito, di un incoraggiamento da parte del docente.

A emergenza conclusa, cosa resterà di tutto ciò?

''Riconosco anche i lati positivi della DaD e ritengo che in futuro debba essere complementare a quella in presenza. L’opportunità di un apprendimento multimediale potrebbe favorire l’inclusione di tutti gli alunni, soprattutto dei bes, perché funzionale ad ogni stile di apprendimento''.




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