ANNO 16 n° 274
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''Da cave a discariche
č allarme''
Il sindaco Battisti e l'avvocato Ranieri: ''Facciamo resistenza normativa''

di Roberto Pomi

VITERBO - 700 cave dismesse su tutto il territorio della Tuscia, che potrebbero accogliere fanghi di ogni tipo. Questo il segnale d'allarme lanciato questa mattina in un'apposita conferenza stampa convocata da due convinti ambientalisti.

In primis Vanessa Ranieri, avvocato ambientalista conosciuta perché ha rappresentato il Wwf, costituitosi parte civile nel processo contro Manlio Cerroni per la discarica romana di Malagrotta. Con lei Bengasi Battisti, sindaco di Corchiano e presidente della Rete dei Comuni Virtuosi 2015.

All'origine dell'incontro le preoccupazioni della normativa sul recupero delle cave. La parte di Tuscia che rischia di essere maggiormente interessata è la zona di Corchiano, Civita Castellana e Soriano, dove esistono numerose cave dismesse e già sono state avanzate richieste. L'allarme è per la salute ma anche per l'economia agricola del territorio. Il pericolo concreto è che i terreni vicino a cave utilizzate come discariche possano non essere presi in considerazione per l'assegnazione dei fondi agricoli dell'Ue. Ci troveremmo in questo caso davanti a un vero e proprio tzunami economico.

''Ogni giorno rischiamo vengano compromesse la bellezza, l'agricoltura e le falde acquifere. - così Battisti - Nel viterbese sono presenti molte cave dismesse e non recuperate. Alcune sono talmente grandi da poter contenere 40 palazzine di dieci piani. Spesso queste cave entrano in contatto con falde acquifere profonde, da cui dipende l'approviggionamento idrico di intere parti della provincia. La normativa sulle cave mette a rischio la sicurezza di queste. C'è bisogno di parlarne e capire che la normativa rende facile l'utilizzo di queste cavità e questo è un tema centrale. Dobbiamo vigilare e difendere queste cave''.

Vanessa Ranieri ha poi illustrato nel dettaglio la questione: ''C'è l'intenzione di trasformare cave dismesse in discariche di rifiuti speciali non pericolosi. Le norme rendono possibile al gestore di una cava di trasformarla in un deposito di rifiuti speciali attraverso una semplice lettera di comunicazione. Può andare bene per terre e rocce da scavo ma ci sono anche fanghi e detriti da perforare sia a terra sia in mare.

La pericolosità di questi rifiuti viene certificata poi, come prevede la norma, da analisi che compie il gestore stesso della cava. E i Comuni che dovranno autorizzare hanno poco personale per far fronte ai controlli sulle richieste, a cui la legge stabilisce una risposta entro 90 giorni. Il sistema rischia quindi di andare in tilt. Va da sé che il rischio è enorme e si fa presto a passare da una cava a una discarica''. 

In chiusura, un appello lanciato a tutti i sindaci della Tuscia a essere vigili e molto attenti. E' a rischio infatti il destino anche economico di molti Comuni con danni irreversibili per il territorio. Battisti si è già ttivato e ha firmato due ordinanze per portare avanti una resistenza normativa comunale.

''Abbiamo sequestrato un'area con ordinanza del sindaco in tutela precauzionale della salute pubblica e questo ha funzionato. Poi nel regolamento urbanistico abbiamo anche detto che qualsiasi recupero deve essere autorizzato dal consiglio, in tutela della qualità dell'acqua'' conclude Battisti.

Quando si hanno certe intenzioni e si vedono queste azioni, in genere si gira alla larga. 




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