ANNO 16 n° 275
Da Aloisio per trovare lavoro alla moglie
In aula un filone del maxi processo Asl: unico imputato un finanziere

VITERBO - ''Ha chiesto ad Aloisio, senza mezzi termini, se potesse trovare un posto di lavoro alla moglie di un suo amico. Non mi era mai capitato di assistere ad una cosa tanto inopportuna''. A parlare, in aula, è il maresciallo della guardia di finanza Gianni Menci, ex indagato assieme al maggiore Piero Cirillo e al maresciallo Cesare Minuti per istigazione alla corruzione, negli ambienti Asl. 

Dei tre, ad essere stato rinviato a giudizio solo quest'ultimo, il maresciallo Minuti. E proprio con lui è entrato nel vivo, ieri, il filone processuale parallelo a quello del maxi procedimento Asl, che tra cambi di giudici e avvicendamenti, sta subendo numerose battute d'arresto. Più fortunate le udienze per la fiamma oro: ieri, dopo l'ammissione prove dello scorso aprile, sono sfilati davanti al collegio presieduto dal giudice Federico Bonato. Quattro in tutto. 

Cesare Minuti, presente in aula assieme a uno dei suoi due legali, l'avvocato Stefania Sensini, dovrà rispondere di istigazione alla corruzione. Grazie alla sua posizione e alle sue conoscenze, infatti, avrebbe cercato di ottenere un posto di lavoro per la moglie, all'interno dell'azienda sanitaria locale. 

È luglio 2009. E numerose novità stanno per investire la Asl: prima tra tutte l'inaugurazione del front office. Uno sportello informativo per diminuire le distanze tra utenti e servizi. Posti di lavoro in aumento. Posti di lavoro facili, che potrebbero far gola a molti. 

''Fu il maggiore Cirillo a fare da tramite con Aloisio per la moglie di Minuti: gli chiese di trovare un impiego alla donna. E il direttore non si tirò indietro - ha proseguito il maresciallo Menci - usciti dall'ufficio dell'ex numero uno della Asl, gli feci notare quanto quella proposta fosse stata sconveniente. Non mi rispose nulla e andammo via''. 

Una visita, quella dei due finanzieri, con ben altre finalità. 'Dovevamo prelevare dalla Asl dei documenti per un'indagine tributaria che svolgevamo per conto della Corte dei Conti'.

Incarichi esterni, legittimità di alcune figure professionali e consulenze private. Tutto al vaglio degli inquirenti per fare chiarezza sulle modalità in cui veniva amministrata la Asl. 

I primi passi dell'inchiesta che di lì a poco avrebbe fatto tremare tutti i vertici aziendali. E che comunque non era passata inosservata negli uffici di Aloisio & Co. 

'Il direttore sanitario temeva di essere intercettato: gli erano sorti dei dubbi quando, ricevendo una chiamata dalla moglie, apparve un numero differente sullo schermo del cellulare. In quell'occasione fu lo stesso Minuti ad offrirgli il suo aiuto. Gli disse che conosceva il responsabile della sala intercettazione: sarebbero potuti venire a capo della cosa', ha concluso il maresciallo. 

Peccato che le intercettazione, a detta dello stesso responsabile Marco Ottaviani, non lascino traccia. 

Si tornerà in aula il prossimo 6 gennaio.




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