ANNO 16 n° 257
Cybersicurezza dei prodotti: cosa cambia con il nuovo regolamento europeo, e perché il gioco online lo applica da anni

Il tema della sicurezza informatica è tornato di recente al centro dell'attenzione, e non solo per chi lavora nel settore tecnologico. Riguarda ormai anche imprese di ogni dimensione e, sempre più spesso, i prodotti e i servizi digitali che usiamo tutti i giorni. C'è però un dettaglio che in pochi notano: alcuni settori questi standard li applicano da anni, molto prima che diventassero un obbligo di legge generalizzato.

Il nuovo regolamento europeo sulla sicurezza dei prodotti

Il segnale più chiaro di questo cambiamento arriva dal Regolamento (UE) 2023/988 relativo alla sicurezza generale dei prodotti, tema al centro di un webinar nazionale gratuito organizzato dallo Sportello Etichettatura e Sicurezza prodotti della Camera di Commercio di Rieti Viterbo. Il testo prevede che, dove opportuno, si considerino anche 'le adeguate caratteristiche di cybersicurezza necessarie per proteggere il prodotto da influenze esterne'. Detto in altri termini: la legge sta iniziando a chiedere a livello generale ciò che alcuni comparti digitali già fanno da tempo, e con margini di tolleranza molto più stretti.

Un rischio che cresce a doppia cifra

I numeri aiutano a capire l'urgenza del tema. Secondo il Rapporto Clusit 2026, ripreso da Innovation Post, nel 2025 in Italia sono stati registrati 507 attacchi informatici gravi, contro i 357 dell'anno precedente: una crescita del 42% che porta il Paese ad assorbire quasi il 10% degli incidenti censiti nel mondo. Non stupisce che i settori abituati a maneggiare dati sensibili e denaro, come quello finanziario e quello del gioco digitale regolamentato, abbiano costruito nel tempo infrastrutture ben più solide della media.

Il settore che ha anticipato questi standard

Il gioco a distanza è uno di quei casi in cui la cybersicurezza non è un'aggiunta recente, ma un requisito strutturale fin dall'origine: ogni operatore autorizzato dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli deve rispettare protocolli tecnici rigorosi prima ancora di ottenere la licenza. Un casino online regolamentato gestisce ogni giorno una mole di dati sensibili paragonabile a quella di una banca: documenti d'identità, dati di pagamento, cronologia delle transazioni. Ed è proprio da qui che vale la pena entrare nel dettaglio di cosa significhi, in pratica, questo livello di protezione.

La verifica dell'identità, passo per passo

Alla registrazione, l'utente carica un documento d'identità valido e spesso anche un codice fiscale o una prova di residenza. Questi dati vengono incrociati con le banche dati antiriciclaggio prima che l'account venga abilitato del tutto: è la procedura nota come KYC, know your customer, e richiede sistemi di conservazione dei documenti cifrati, accessibili solo a personale autorizzato.

Chi certifica che i giochi siano davvero equi

C'è poi un livello di controllo che riguarda il software stesso. I generatori di numeri casuali, gli RNG che determinano l'esito di ogni giocata, vengono certificati da laboratori indipendenti come iTech Labs o GLI (Gaming Laboratories International), che ne testano periodicamente l'imprevedibilità. Non è un passaggio burocratico da fare una volta e dimenticare: si ripete a ogni aggiornamento rilevante del software, ed è proprio questa continuità a separare un operatore autorizzato da una piattaforma che regolamentata non è.

Sorvegliare in tempo reale

Le piattaforme autorizzate tengono sotto controllo, 24 ore su 24, pattern di utilizzo che si discostano dalla norma: accessi da luoghi incompatibili con quelli abituali, tentativi di login falliti ripetuti, transazioni fuori schema. Questi sistemi, spesso chiamati Security Operations Center, generano segnalazioni che un team dedicato analizza per distinguere un falso allarme da un vero tentativo di frode, con la stessa logica che le banche usano per proteggere le carte dei propri clienti.

Il Registro Unico degli Auto-esclusi

C'è poi un'infrastruttura specifica del settore, quasi mai raccontata: il Registro Unico degli Auto-esclusi, il sistema nazionale che permette a chiunque di escludersi volontariamente da tutte le piattaforme di gioco autorizzate in Italia. Perché funzioni, ogni operatore deve mantenere un collegamento costante e sicuro con la banca dati centrale, verificando in tempo reale lo stato di un account prima ancora di consentirne l'accesso. È un esempio concreto di come la sicurezza, in questo settore, non serva solo a proteggere dati e pagamenti, ma anche a far rispettare strumenti pensati per la tutela di chi gioca.

E i pagamenti?

Anche qui gli standard non sono lasciati al caso: le transazioni viaggiano su cifratura SSL/TLS e passano per i requisiti della Strong Customer Authentication imposta dalla normativa europea PSD2, che richiede un'autenticazione a più fattori per ogni operazione economica rilevante.

Cosa può controllare chi si registra

Non tutto è visibile dall'esterno, ma qualche indizio sì. Il numero di licenza ADM dovrebbe comparire in fondo alla pagina, insieme ai loghi dei laboratori che hanno certificato il software. Anche il lucchetto nella barra dell'indirizzo, segno di una connessione cifrata, è un primo indicatore, per quanto minimo. Nessuno di questi elementi da solo basta a garantire l'affidabilità di una piattaforma, ma la loro assenza è quasi sempre un motivo valido per insospettirsi.

Quello che il nuovo regolamento europeo sta portando in settori come l'elettronica di consumo, il gioco digitale regolamentato lo pratica da anni, per obbligo: infrastrutture pensate per la sicurezza fin dalla base, controlli indipendenti ricorrenti, tracciabilità completa di ogni dato trattato. Difficile dire chi stia inseguendo chi, ma di sicuro non è più il gioco online a dover imparare qualcosa dagli altri settori.




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