


VITERBO - “Cosa ce ne facciamo dei ragazzi che prendono 10, 9, 8 a scuola, se non sono in grado di intervenire quando viene fatto del male a un compagno?” Questa frase di Piero Angela, citata dal commissario della Polizia di Stato Giulio Cristofori, è stata il cuore dell'ultimo incontro tenutosi a Palazzo dei Priori sul tema del cyberbullismo. L’obiettivo? Rendere i giovani consapevoli dell’esistenza di questo fenomeno, che può colpire chiunque: un amico, un compagno di classe, o persino loro stessi. Proprio per questo la prevenzione diventa fondamentale.
La psicologa Marisa Nicolini ha spiegato come l’adolescenza sia un periodo delicato a livello cerebrale a causa della cosiddetta 'potatura sinaptica', un processo che favorisce la mielinizzazione “Questo sviluppo parte dalle aree del cervello legate alle emozioni e progredisce lentamente verso i lobi frontali, responsabili della valutazione e della consapevolezza delle proprie azioni”. Tale maturazione, lenta e complessa, rende i ragazzi incapaci di prevedere gli effetti derivanti dalle proprie azioni nel futuro, favorendo fenomeni come quelli del cyberbullismo.

La professoressa Rosa Maria Purchiaroni ha ribadito la necessità di un intervento tempestivo, poiché i casi di cyberbullismo si manifestino sempre più precocemente “È fondamentale intervenire già durante l'infanzia con percorsi educativi mirati, poiché l’adolescenza è il risultato di un processo che inizia fin da bambini”.
“Bisogna far capire ai ragazzi le conseguenze legislative delle loro azioni e combattere l'indifferenza, che spesso permette ai bulli di agire indisturbati” spiega il commissario Giulio Cristofori “Per questo motivo andiamo nelle scuole: speriamo di sensibilizzare i ragazzi, facendo loro capire che ogni azione ha delle conseguenze”.

Dal punto di vista normativo, l'avvocata Rosita Ponticiello ha illustrato l’evoluzione della legislazione contro il cyberbullismo, nata nel 2017 con la legge n. 70 “Questa normativa è stata aggiornata nel 2024 per migliorare il suo scopo educativo. I giovani dai 14 anni in su sono imputabili e spesso le conseguenze ricadono anche sui genitori. Quando una persona viene presa di mira con atti reiterati, costituisce reato. Il bodyshaming è un esempio di questi comportamenti”.

L’assessore alle politiche sociali Rosanna Giliberto ha testimoniato l’impegno dell’amministrazione nella prevenzione, anche la sindaca Chiara Frontini è stata presente all’inizio dell’incontro “Stare accanto ai ragazzi è il minimo che ci si aspetta da un’amministrazione che sulla gioventù sta puntando molto”.