ANNO 16 n° 274
'Cultura, alla domanda segua l'offerta'
Il sindaco Michelini e la classifica
che ci vede tra gli ultimi in Italia

VITERBO - “Sono ottimista di natura. E mi auguro che presto alla domanda segua l’offerta, come dice una vecchia legge dell’economia”. Leonardo Michelini, nelle vesti di sindaco del capoluogo, ha un punto di osservazione privilegiato e non può sottrarsi a certe analisi. Anche se c’è da commentare uno studio mica allegro.

Quella di Viterbo è la centesima provincia italiana come rilevanza dell’economia culturale nell’economia generale. Il report “Io sono cultura”, elaborato per il 2013 dalla fondazione Symbola e da Unioncamere, con la collaborazione della Regione Marche, è delicato come un macigno. Perché dimostra attraverso numeri impietosi, quanto sia arretrata la Tuscia (terra pure ricca di storia, di patrimonio artistico e culturale, e soprattutto di buoni propositi) rispetto alle altre realtà italiane. Che con la cultura ci mangiano, nel vero senso della parola, attingendo grosse fette da quella torta dai 75 miliardi di euro che sarebbe il valore del settore. E mentre a Firenze le aziende che operano – e vivono, e mangiano – nella cultura sono quasi il 12 per cento delle realtà economico, e ad Arezzo quasi il 10 per cento, qui da noi la percentuale è bassa, ridicolmente bassa: il 4.9 per cento, circa 1800 imprese, lavorano nella cultura e nei suoi innumerevoli rivoli. Poco, troppo poco, per una terra che potrebbe/dovrebbe sfruttare meglio la più grande tra le sue ricchezze.

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