ANNO 16 n° 269
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Covid: cosa č cambiato a cinque anni dal lockdown?
197 mila morti in Italia al 1° marzo 2023, la promessa di sanare un sistema con molte crepe, la speranza di diventare migliori

di Fabio Tornatore

VITERBO - Era l'8 marzo 2020 quando il Primo Ministro di allora, Giuseppe Conte, si affacciava dagli schermi televisivi di tutta la penisola per annunciare ai nostri salotti ansiosi che si chiudeva tutto. Niente scuola, niente lavoro, niente spritz. Solo l'insicurezza di ciò che non si sapeva.

Sono passati cinque anni da quel drammatico periodo di lockdown, per alcuni aspetti surreale, nel quale sono state impastate pizze, cantati l'inni dai balconi, effettuate videochiamate con genitori, figli, e amici, molto insolito allora. Ma oggi cosa è rimasto di quel periodo in cui si pensava sarebbero tutti cambiati (migliorati, perchè no?). Le promesse di una autocritica efficace del sistema politico-sanitario erano quelle di sanare un comparto che aveva mostrato difficoltà e falle enormi: dalla inadeguatezza dei posti letto al numero carente del personale sanitario e delle strutture. 

Il Covid-19 ha causato 197 mila morti in Italia al 1° marzo 2023, oltre una a valanga di patologie che potrebbero essersi aggravate per i ritardi dovuti alla profilassi, e per le paure di molti cittadini di recarsi in ospedale, sia di contagiarsi che di non uscirne più. Senza vedere più un viso caro dopo aver varcato quella soglia.

Moltissimi sono anche i riflessi su una generazione di bambini e adolescenti, con o senza patologie di disabilità: ansie ancora presenti, ragazzi che si sono rifugiati nelle loro stanze e dalle quali non riescono più a uscire.

'Il Sistema Sanitario Nazionale' racconta Daria Bignardi dalle pagine di Vanity Fair 'che aveva promesso di non farsi mai più trovare impreparato, non sembra stia facendo molto al riguardo. Di medici e infermieri, che chiamavamo eroi, ora sentiamo parlare solo quando vengono presi a pugni in un pronto soccorso'. Ad oggi il Sistema Sanitario cerca di sollevare la testa, anche grazie agli ingenti finanziamenti europei. La profilassi, in alcuni casi molto rigida, lascia spesso, però, anziani e sofferernti ancora soli.




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