ANNO 16 n° 274
Covid, impennata di contagi al carcere di Mammagialla
Ad inizio aprile 17 detenuti positivi. Il garante: ''Venga riconosciuta la sofferenza causata dall'emergenza pandemica''

VITERBO - Covid, impennata di contagi al carcere di Mammagialla. E’ quanto emerge dai dati comunicati al Garante dei detenuti dalla Direzione regionale salute e integrazione sociosanitaria e dal ministero della Giustizia. Ebbene, il 4 aprile scorso, ultimo rilevamento disponibile, erano 17 le persone detenute positive all'interno della casa circondariale di Viterbo. Numero più che triplicato rispetto ai cinque casi che si registravano invece il 21 marzo. Mentre tra gennaio e l’8 marzo si sono contati 10 casi di detenuti positivi.

Per quanto riguarda il resto della regione erano 208 le persone detenute positive al virus nei 14 istituti penitenziari del Lazio, sempre nello stesso giorno di lunedì 4 aprile. Il lunedì precedente erano 258.

Della condizione dei detenuti durante la pandemia si è parlato nei giorni scorsi all’incontro pubblico ''Dignità e reinserimento sociale. Quali carceri dopo l’emergenza?'', nell’aula consiliare della Città metropolitana di Roma Capitale a Palazzo Valentini. In quella sede è intervenuto il portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Stefano Anastasìa che ha detto: ''La detenzione in pandemia è stata enormemente più dura della norma. Questa sofferenza va riconosciuta con un giorno di liberazione anticipata speciale per ogni giorno trascorso in carcere durante l’emergenza Covid''. ''Il sistema penitenziario italiano – ha proseguito Anastasìa – esce fortemente provato da questi due anni di pandemia. I numeri sono noti. Siamo di nuovo stabilmente sopra i 54mila detenuti, per un sistema che potrebbe accoglierne circa 50mila, se non ci fossero reparti chiusi o in manutenzione. Ma questa è la storia antica del sovraffollamento nelle carceri italiane. Quella della pandemia, invece, è storia di istituti ingessati (giustamente) dalle norme anti-Covid, con sezioni di accoglienza e di isolamento cautelativo piene, di persone assegnate a carceri lontano da casa, dai familiari e dagli avvocati, perché dove sono state arrestate non c’era posto''.

La richiesta di un ristoro per la sofferenza subita a causa della pandemia è stata ribadita da Ornella Favero, presidente della Conferenza del volontariato della giustizia, secondo la quale ''la liberazione anticipata data per la sofferenza in più è fondamentale, visto che sono due anni che i detenuti non abbracciano una persona cara, c’è ancora il vetro che lo separa dalla famiglia: questo riconoscimento – ha affermato Favero – significa anche ridurre i numeri per partire bene con le riforme attese''.




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