ANNO 16 n° 272
Cosa abbiamo imparato dagli ultimi Europei

Si sono conclusi gli Europei di calcio che hanno visto la Germania ospitare la manifestazione, dopo l’edizione itinerante del 2021. A trionfare è stata la Spagna, che ha battuto in finale a Berlino l’Inghilterra al termine di una partita molto combattuta vinta per 2-1 a pochi minuti dai tempi supplementari. In generale, possiamo dire che non è stata un’edizione indimenticabile per lo spettacolo offerto, tant’è che si sono sollevati diversi dibattiti sull’alto numero di partite disputate dai calciatori durante la stagione e l’eccessivo dispendio di energie fisiche.

Ma cosa abbiamo imparato da questi Europei? Innanzitutto, possiamo dire con certezza che Francia e Inghilterra non hanno rispettato gli iniziali pronostici delle scommesse Europei. Se però i britannici, pur non offrendo una proposta di gioco convincente, sono riusciti ad arrivare nuovamente in finale (pur perdendola ancora, come tre anni fa contro l’Italia e alimentando il sospetto che si tratti di una vera e propria maledizione), a deludere sono stati soprattutto i francesi. La squadra di Didier Deschamps è arrivata addirittura in semifinale senza segnare alcun gol su azione (solo autoreti e calci piazzati), bucando soltanto la Spagna prima della rimonta della squadra di De la Fuente.

E a proposito della Roja, possiamo dire che abbia dimostrato fin dall’inizio di essere la squadra più forte e col gioco più dominante, fatto di scambi stretti, triangolazioni e movimenti continui. La Spagna è stato forse l’unico gruppo di questi Europei ad essere “squadra” nel vero senso della parola e non è un caso, allora, che si tratti dell’unica formazione in grado di vincere tutte le partite. In ogni caso, anche questa volta c’è stato spazio per le polemiche, relative ai quarti di finale giocati e vinti contro la Germania. I padroni di casa, infatti, reclamano ancora per un chiarissimo rigore negato in seguito al netto fallo di mano di Cucurella, fischiato e bersagliato anche nelle partite successive spagnole. I tedeschi, tutto sommato, hanno giocato un buon Europeo e si candidano, grazie a una nuova generazione di calciatori forti, ad essere tra le favorite per i prossimi Mondiali 2026.

Un capitolo a parte lo merita l’Italia, eliminata mestamente agli ottavi di finale dopo un autentico dominio della Svizzera. Il 2-0 finale degli elvetici non ha rappresentato, probabilmente, la vera dimensione del divario visto fra le due squadre. La formazione del ct Luciano Spalletti, quest’ultimo alla prima grande manifestazione da tecnico degli Azzurri, è stata la delusione più grande, tanto più se pensiamo al fatto che arrivava in Germania da campione in carica. Di fatto, l’unica prova positiva si ricorda nei primi 45 minuti contro l’Albania all’esordio. Nella seconda partita l’Italia è stata letteralmente distrutta dalla Spagna (e anche qui l’1-0, peraltro su autogol di Riccardo Calafiori, è francamente bugiardo), mentre nella terza contro la Croazia è riuscita ad agguantare la qualificazione solo grazie alla rete segnata, a sette secondi dalla fine, da Mattia Zaccagni. Senza quella prodezza, sarebbe stata eliminata ai gironi in quanto non rientrava fra le migliori terze. Poco da fare, invece, agli ottavi per una formazione che non ha mai avuto un undici di partenza chiaro e neppure un’identità definita.




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