ANNO 16 n° 276
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La torretta dell'aereo recuperata nel lago di Bolsena
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''Così salvai quel
pilota americano''
Dopo 70 anni Guerrino Tosti ha
conosciuto le figlie di Townsend

CANEPINA - Guerrino Tosti ha 89 anni, vive da sempre a Canepina, nella vita ha fatto il carpentiere ed è ancora capace di emozionarsi. Nato nel 1921, Joseph B. Townsend veniva dalla Carolina del Nord, ha servito la sua Patria come aviere nella Seconda Guerra Mondiale e incrociò il destino di Guerrino il 16 gennaio del 1944, giusto settanta anni fa. ''Era un martedì sera, faceva freddo - racconta Tosti -: lui si fermò con noi fino al martedì successivo, nel casale in campagna dove vivevamo e lavoravamo la terra. I tempi erano quelli che erano, c’era la guerra…''.

Per quasi sette decenni è rimasta una storia per pochi intimi, raccontata a figli e nipoti davanti al camino, compiendo forse vicino al fuoco gli stessi gesti che Guerrino, carpentiere canepinese, e Joseph, pilota americano, compivano per scaldarsi, mentre gesticolavano per capirsi, divisi nelle loro due lingue distanti ma uniti da quel filo invisibile che fa rendere gli uomini, appunto, uomini.

''Aveva fame e freddo, scappava - aggiunge Tosti - riuscimmo a capire che il suo aereo era stato abbattuto: lo ospitammo, nonostante i tedeschi e i fascisti''.

Joseph voleva arrivare a Roma: la raggiunse cinque mesi dopo, quando la Capitale fu liberata dagli Alleati.

Succede però che a volte una storia incrocia altre storie e tutte insieme vanno a formare la Storia. E succede che una storia per pochi intimi diventa di dominio pubblico, con tanto di applauso tributato a Guerrino; e questo grazie al ricercatore bolsenese Mario Di Sorte, la cui vicenda ormai è nota. Dopo numerosi sforzi e altrettanto numerose collaborazioni, Di Sorte riesce a far tirar fuori dal lago di Bolsena la carlinga di un B17F americano, lì caduto il 15 gennaio del 1944. Il bombardiere era partito dalla base di Amendola (Foggia) per una missione su Certaldo, a Firenze. Sul cielo di Perugia, però, venne intercettato dalla contraerea tedesca e danneggiato gravemente. L’equipaggio abbandonò l’aereo gettandosi col paracadute e la fortezza si inabissò nello specchio d’acqua in provincia di Viterbo. Grazie alle difficili immersioni a 90 metri di profondità effettuate da Massimiliano Bellacima e dal suo team, e alla sua scoperta di una scritta - un nome di donna, Ileen Lois, dipinta a mano ai lati della torretta - si è risaliti alla storia dell’aereo.

Attraverso quel nome - Ileen era la moglie del mitragliere - Mario Di Sorte è riuscito a ricostruire tutto del B17 e degli uomini dell’equipaggio: erano in 10, 5 furono catturati e liberati alla fine della guerra, 5 riuscirono a scappare proprio grazie alla solidarietà dei viterbesi. La torretta con le mitragliatrici è stata collocata all’interno del Museo territoriale di Bolsena: l’inaugurazione c’è stata ieri: oltre a Tosti erano presenti anche i familiari dei soldati Usa.

Tra i parenti accorsi d’Oltreoceano c’erano anche Lani, Jean e Pat Townsend, figlie di Joseph. E Guerrino le abbraccia, si emoziona a ricordare, è commosso, a stento trattiene le lacrime. Qualcuno fa da interprete, ma anche oggi come settanta anni fa le parole non servono. ''Thank you…''. ''Eh?''. ''Significa grazie Guerrino''. ''Ho fatto solo quello che andava fatto. Vivevo con la mia famiglia fuori dal paese, era dura: si coltivava la terra, non c’erano gli agi di adesso. Si presenta questo soldato: e che dovevamo fare, lasciarlo morire di fame? Farlo ammazzare dai tedeschi?''.

Joseph aveva camminato un giorno e una notte, da Bolsena era arrivato a Canepina a piedi: ''Questo lo avevo capito - dice ancora Guerrino -, come capì che aveva molti fratelli e molte sorelle: mi diceva che alla fine della guerra sarei dovuto andare in America e mi avrebbe fatto sposare una sua sorella. Si fermò sette giorni, poi di lui non sapemmo più nulla. Qualche giorno dopo ci dissero che un soldato alleato era stato ucciso dai tedeschi nelle campagne vicino alla nostra casa, ma io, chissà perché, in cuor mio sapevo che era vivo. Alla fine della guerra andammo anche al comando americano a Viterbo per chiedere informazioni, ma senza ottenere notizie''.

Guerrino fino a pochi mesi non sapeva quello che invece sapeva la famiglia Stefani di Caprarola: il pilota era vivo, era tornato in America, si era sposato, aveva avuto tre figlie. Dopo aver passato una settimana a Canepina, Townsend si fermò a Caprarola dove rimase fino a giugno, nascosto dalla famiglia dei fratelli Biagio e Giuseppe (oramai morti entrambi). Gli Stefani hanno sempre mantenuto i contatti, tanto che in questi giorni fanno da angeli custodi a Lani, Jean e Pat e hanno partecipato in massa all'iniziativa di Bolsena. Ma non sapevano chi era quella famiglia di Canepina di cui Joseph gli aveva parlato e per quasi settant'anni, fino alle ricerche di Di Sorte, ignoravano chi fosse Guerrino.

''Thank you, thank you'', ripetevano le tre sorelle. Guerrino ha sorriso loro, le ha abbracciate ed è tornato a casa.




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