ANNO 16 n° 273
Corruzione in Regione, bufera a Tarquinia
L'indagine sulla presunta tangente da 72mila euro di Maurizio Venafro

TARQUINIA – ''Da un rivolo del fiume Marta a Tarquinia fino alla cantina dell’imprenditore Fabrizio Centofanti. Viaggia su canali non convenzionali la presunta tangente da 72mila euro che avrebbe intascato Maurizio Venafro, ex capo di gabinetto di Nicola Zingaretti alla Regione, dietro a un giro di false fatture su una consulenza mai svolta''.

Scrive così il Corriere della Sera nell’edizione di stamattina a proposito della nuova inchiesta della Procura di Roma, in cui sarebbero coinvolte trenta persone ed altrettante società, su concessioni e finanziamenti pubblici, presunti episodi corruttivi e violazioni tributarie.

In effetti, l’imprenditore Centofanti è il titolare della ''Nuove Energie'', l’azienda che sta realizzando alcuni generatori idroelettrici nella zona dell’ex Cartiera sul fiume Marta. Secondo gli inquirenti, Venafro, successivamente alle dimissioni da capo di gabinetto di Zingaretti, avrebbe ottenuto da ''Nuove Energie'' quella consulenza di 72mila euro proprio come presunta contropartita corruttiva per le concessioni date dalla Regione per lo sfruttamento idroelettrico in provincia di Viterbo.

Le indagini a quanto sembra adesso si starebbero estendendo direttamente a Tarquinia, anche alla luce delle fortissime polemiche che da mesi ruotano attorno al Comune, accusato dal Movimento 5 Stelle – che a gennaio sulla questione ha annunciato la presentazione di un esposto alla Corte dei conti – di non aver tutelato gli interessi della città.

Il M5S sul blog di Beppe Grillo in occasione della presentazione dell’esposto scriveva che ''Energie Nuove'', per il funzionamento dei generatori, sfrutterà l’impianto d’irrigazione di proprietà regionale, in particolare la diga di Montebello e il tubo di 10 km che lo alimenta. Ciò nonostante ''il Consorzio di bonifica, due anni fa, abbia commissionato e pagato un progetto per realizzare una propria centralina idroelettrica, al fine di abbattere i costi che rendono salate le bollette degli agricoltori. Il Consorzio però ha poi ha lasciato l’iniziativa a 'Energie Nuove', ricevendone in cambio una somma appena sufficiente a coprire i costi per garantire flussi adeguati di acqua pulita''.

''A spianare la strada a Energie Nuove – ancora il M5S - ha contribuito il Comune di Tarquinia che, sostenendo di voler riattivare la centrale idroelettrica della vecchia Cartiera, ha fermato una seconda società privata, che aveva ottenuto una concessione prima di 'Energie Nuove'. In definitiva, 'Energie Nuove' – concludeva il M5S - per usare l’impianto regionale disporrà gratuitamente di un impianto pubblico che vale più di 20.000.000 di euro. Così, sotto il naso di Regione Lazio, Consorzio e Comune di Tarquinia, si volatilizzerà un canone annuo di almeno 200.000 euro (1% del valore), che 'Energie Nuove' avrebbe dovuto versare nelle casse regionali per usare diga e tubo. Come tutto ciò possa accadere lo abbiamo chiesto alla corte dei Conti alla quale abbiamo presentato una circostanziata denuncia''.

Ma c’è di più. Proprio nei giorni scorsi il nome di ''Energie Nuove'' è tornato improvvisamente alla ribalta delle cronache tarquiniesi, infuocando ancora di più la campagna elettorale, perché sarebbe ad essa riconducibile il 90 per cento delle quote della società che vorrebbe realizzare mediante project financing il nuovo cimitero cittadino, già deliberato dalla giunta Mazzola. 




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