ANNO 16 n° 272
Foto precedente
Foto successiva
Continua a Civita Castellana la rassegna 'Portale d'Arte'
Opere esposte in via Vinciolino dal 14 al 28 settembre

CIVITA CASTELLANA - Emozioni, momenti di gioia, stile e interazione con la V rassegna di Portale d’Arte, l’iniziativa che, in via Vinciolino, anche dal 14 al 28 settembre è stata organizzata per omaggiare le iconiche qualità dei più estrosi abitanti civitonici. A dire il vero, l’esposizione accoglie menti creative originarie di tutta la Tuscia e tutto il mondo, per una visione davvero tridimensionale delle eccellenze e del loro valore.

In quest'edizione autunnale, la rassegna culturale ospita anche delle stampe di fotografie originali della metà del Novecento: queste opere sono dei veri e propri colpi d'occhio sugli scorci caratteristici di Civita Castellana e le zone limitrofe, ancora pressoché incontaminate e immerse nel verde. 

A ospitare le opere è l’intraprendenza di Primavera Dominicis, presidente della rassegna, che è intervenuta con una tela dedicata al Monte Soratte in un’interessante prospettiva: è catturato da vicino, con vegetazione verde ai piedi, ma il suo colore blu vivo tiene conto anche di “alcune giornate in cui c’è una certa tipologia di luce”, che gli donano unicità.

La carriera della Dominicis è stata costellata da molteplici influenze, momenti, volontà e riprese che l’hanno vista nascere con la passione per l’arte, continuata attraverso gli studi nel locale liceo artistico e una formazione da grafico, finché non ha deciso di affiancare suo padre Dino nel laboratorio e dedicarsi, nei primi anni Duemila, anche alla vendita di manufatti in una galleria a Calcata. La costante ricerca, il cuore pieno di interesse per il bello e quell’esplorazione senza direzione che ha solo l’aspetto dell’anima la accompagnano da sempre. La vocazione per la conoscenza del territorio attraverso la bellezza è un suo tratto distintivo.

Dello stesso avviso è Dino Dominicis, che ha regalato alla rassegna delle ceramiche. Spicca nella sua produzione una scultura bianca in terraglia. “Ho la materia, quindi a volte mi viene istintivamente di modellarla in un certo modo”, ha spiegato l’artista, che ha colato l’argilla liquida nello stampo per la realizzazione di questa prima opera. Un’interessante offerta di Dominicis alla rassegna è senz’altro la riproduzione di una colonna azteca in terracotta, con modello fatto a mano e scolpito su un blocco di gesso.

Ciò che cattura l’attenzione di tutti, però, è il simpatico busto di “’O Bello de Zio”, nonché il sempre gioioso Daniele Brasili: uomo spigliato, con il sorriso stampato sul viso e una parola buona per ogni ricorrenza, è stato ritratto da Dominicis quest’estate. Un modo per implementare un po’ di sano, spiritoso “dna civitonico”.

Tra gli altri artisti che espongono, anche Alessandra Oro e Beniamino Molon.

Ceramica anche per Fausto Mancini, le cui doti e la cui cortesia fanno risplendere la rassegna di tradizione: l’artista ha dedicato all’occasione tre ceramiche dalla forma circolare, due delle quali con una decorazione di trofei d’armi adagiata sul blu. In una rappresentazione vi è il Soratte, al centro dell’altra, invece, si può vedere un putto, emblema del Rinascimento. In fondo, invece, vi è un disco che incornicia un ritratto di vasellame, dipinto con una particolare tecnica di dissolvenza e reciproca confluenza. La forma del cerchio non è casuale: si parte dai Villanoviani (tarda Età del Bronzo) e si sale verso la natura e le raffinate stilizzazioni decorative. Un’evoluzione in cui tutto ha la sua funzione e la sua magia, compreso lo sguardo estasiato dell’osservatore.

Innamorato del momento in cui gli oggetti hanno preso ad assolvere anche al senso estetico, Mancini è custode della storia e delle tecniche decorative e pittoriche tradizionali con uno sguardo attento e contemporaneo, dunque nuovo e presente, che dona una luce particolare e una forte immediatezza. Colpiscono del suo modo di raccontare l’affetto viscerale verso le produzioni, la dedizione al bello e la sete di particolari positivi da creare.

Moreno Lanzi ha lasciato il cuore nella sua tela: ritrae la nipote Angelica, adolescente durante la lavorazione del dipinto e ora ragazza. Lanzi si dedica all’arte caravaggesca da quando, durante l’infanzia, è rimasto catturato profondamente dalla tecnica della penombra, invero un tocco di luce che valorizza il soggetto ritratto. I suoi dipinti sono autentiche fotografie, ma le fotografie hanno forse da imparare in quanto a portata emotiva dalle rappresentazioni di quest’artista, cresciuto a pane e nomi illustri e soprattutto resosi conto della reale forza della sua passione.

Al piano superiore della struttura in cui la V rassegna si tiene vi sono anche tutte le fotografie del concorso 'La Mia Civita'.

Rappresentare è esserci, mandare un messaggio chiaro e netto: una capacità di distinguersi nel frastuono del pessimismo. L’arte, in fondo, è questo: l’intuito che non ha bisogno di essere direzionato per riempire l’assenza di poesia e relazioni.

Facebook Twitter Rss