


TUSCANIA - Tuscania registra il maggiore incremento annuale di consumo di suolo in Italia, con oltre 319 ettari sottratti al territorio in un solo anno. A evidenziarlo è il Rapporto 2026 ISPRA-SNPA, richiamato dal consigliere comunale Alessandro Tizi, che punta l’attenzione anche sul dato di Montalto di Castro, secondo comune nella graduatoria con oltre 316 ettari.
Numeri che, secondo Tizi, rappresentano un campanello d’allarme per la tutela del paesaggio e delle superfici agricole della Tuscia. Nel mirino del consigliere c’è soprattutto il ruolo degli impianti fotovoltaici a terra, che considera uno dei principali fattori alla base dell’incremento registrato nei due comuni.
«Tuscania non può essere trattata come uno spazio vuoto da occupare, né come una periferia energetica sacrificabile agli interessi di grandi operatori e investitori», afferma Tizi, denunciando le conseguenze di un modello che, a suo giudizio, rischia di trasformare le campagne in estese superfici industriali senza garantire benefici proporzionati alle comunità locali.
«Sì alle rinnovabili, ma senza consumare altra terra»
Il consigliere precisa di essere favorevole alle energie rinnovabili e alla necessità di ridurre il ricorso alle fonti fossili. La sua critica riguarda le modalità con cui, secondo la sua valutazione, viene portata avanti la transizione energetica.
«Una transizione che distrugge il suolo agricolo, impoverisce il paesaggio e concentra i profitti lontano dalle comunità locali non è una vera transizione ecologica», sostiene Tizi, che richiama l’attenzione sulle ricadute ambientali, economiche e sociali della progressiva occupazione del territorio.
Le campagne, sottolinea, non rappresentano soltanto una risorsa paesaggistica, ma anche lavoro, produzione agricola, biodiversità, identità e memoria collettiva. Un patrimonio che, secondo il consigliere, deve essere tutelato anche alla luce delle difficoltà che interessano i centri della Tuscia, tra spopolamento, fragilità occupazionale e criticità dei servizi pubblici essenziali.
La richiesta: stop al consumo di suolo agricolo
Tizi chiede che alle dichiarazioni sulla necessità di azzerare il consumo di suolo seguano provvedimenti concreti. Tra le proposte indicate figurano lo stop a nuove autorizzazioni che comportino l’occupazione di terreni agricoli o naturali e la costruzione di un fronte istituzionale e civico capace di coinvolgere cittadini, agricoltori, associazioni e forze politiche.
Il consigliere propone inoltre di indirizzare prioritariamente la produzione di energia rinnovabile verso superfici già urbanizzate o compromesse. Tra queste cita i tetti degli edifici pubblici e privati, i capannoni, i parcheggi, le aree industriali dismesse, le cave esaurite, i siti degradati e i terreni contaminati da bonificare.
L’obiettivo, nella sua prospettiva, è aumentare la produzione di energia pulita senza sottrarre ulteriori superfici all’agricoltura e senza compromettere il paesaggio.
«Tuscania non può diventare una colonia energetica»
La presa di posizione si conclude con un appello alla salvaguardia del territorio e delle generazioni future. Per Tizi, i dati del rapporto devono spingere le istituzioni a rivedere le priorità e a valutare gli effetti degli impianti non soltanto in termini di produzione energetica, ma anche di consumo di suolo e impatto sulle comunità.
«Il nostro territorio ha già dato troppo», afferma il consigliere, chiedendo di scegliere tra gli interessi legati alla speculazione e la tutela del lavoro, del paesaggio e delle comunità locali.
La dichiarazione riporta così al centro del dibattito nella Tuscia il rapporto tra transizione energetica, salvaguardia delle aree agricole e pianificazione territoriale, con la richiesta di individuare soluzioni capaci di conciliare lo sviluppo delle rinnovabili con la conservazione del suolo.