ANNO 16 n° 13
'Con accordo Mercosur le nostre aziende agricole riceveranno il colpo di grazia finale'
Monfeli (Asta) replica a Battistoni: 'Tradite le promesse di tutela dell’agricoltura italiana”

 

VITERBO - La recente firma dell’accordo tra Unione europea e Mercosur accende lo scontro politico e sociale nel mondo agricolo italiano. A prendere posizione con toni durissimi è Fernando Monfeli, presidente dell’Associazione Spontanea per la tutela degli Agricoltori (A.S.T.A.), che esprime “perplessità e rammarico” per l’entusiasmo con cui alcuni esponenti del governo hanno salutato l’intesa.

Monfeli si rivolge in particolare all’onorevole Francesco Battistoni, criticando i “toni chiaramente trionfalistici” utilizzati nel comunicare la firma dell’accordo. Secondo il presidente di Asta questa scelta politica dimostra come “le idee degli agricoltori italiani e, ancor peggio, il contributo civile, economico e sociale dell’agricoltura italiana abbiano perso valore”.

Il riferimento è anche territoriale e politico. Battistoni è stato più volte eletto nel collegio della Tuscia, un’area a forte vocazione agricola. “Proprio per questo – sottolinea Monfeli – sorprende che le istanze portate avanti per anni dagli agricoltori della Tuscia non siano state ascoltate e siano state di fatto cancellate con la firma del trattato Mercosur”.

Negli ultimi tre anni, ricorda, l’associazione ha prodotto numerosi documenti, inviati alle istituzioni e condivisi con una rete di piccole associazioni agricole su tutto il territorio nazionale. “Abbiamo partecipato a innumerevoli incontri politici e istituzionali – continua Monfeli – ricevendo apprezzamenti per la serietà del nostro lavoro e rassicurazioni costanti sul fatto che l’agricoltura italiana sarebbe stata tutelata e protetta dalla concorrenza sleale dei Paesi africani e sudamericani”.

Promesse che, secondo il presidente, oggi risultano smentite dai fatti. L’accordo Mercosur viene definito “il risultato paradossale della politica agricola e della sovranità alimentare tanto celebrata dagli slogan dell’attuale governo”. Con il libero scambio, spiega Monfeli, l’Italia rischia di diventare una base produttiva e commerciale per il Made in Italy realizzato però con materie prime sudamericane, ottenute “con tecniche e fitofarmaci da noi banditi da decenni”.

Le conseguenze, a suo giudizio, sarebbero pesantissime: “Le nostre aziende agricole riceveranno il colpo di grazia finale, mentre i consumatori italiani finiranno per portare in tavola prodotti autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole e della Sovranità Alimentare, una sovranità di fatto demandata all’agricoltura sudamericana e nordafricana”.

“Non riusciamo a capire – conclude – a chi giovi questa decisione politica che danneggia il sistema economico italiano. In un Paese dove industria, manifattura e artigianato sono in crisi e il turismo è in affanno, perché infliggere il colpo mortale anche all’agricoltura?”.




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