ANNO 16 n° 275
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Compravendita auto
di lusso con truffa:
sgominato dall'Arma
sodalizio criminale
A capo organizzazione esponenti
dei Casamonica e dei Di Silvio

di Alessia Serangeli

VITERBO – Vende la sua Mercedes e poi scopre gli è stata pagata con assegni rubati. Vittima del raggiro un giovane imprenditore di Montalto di Castro che, scoperta la truffa, si presenta dai carabinieri della stazione locale e sporge denuncia.

E’ l’agosto 2011 quando i militari del maresciallo Sebastiano Zampone avviano un’indagine che, quattordici mesi più tardi, avrebbe permesso di smantellare un sodalizio criminale dedito alla compravendita (con frode) di auto di lusso, con un giro d’affari milionario, radicato in diverse province italiane e con a capo affiliati dei clan Casamonica, Di Silvio, ma anche della mala del Brenta. All’alba di lunedì mattina il blitz, che ha impegnato sessanta uomini dell’Arma: in manette sono finite otto persone, mentre le perquisizioni eseguite hanno permesso di rinvenire copiosa documentazione relativa agli atti di compravendita. Ovviamente confrattatti. 

Il modus operandi del sodalizio. Semplice semplice: consultavano i siti internet specializzati nella vendita di macchine e, dopo aver contattato i proprietari, li pagavano con assegni falsi. Quindi, con il placet di agenzie di pratiche auto, falsificano gli atti e piazzavano le vetture sul mercato. 

“Riuscire a smascherare il traffico illecito non è stato facile, anche perché gli arrestati si servivano di documenti di identità fittizi”, ha detto il capitano Massimo Cuneo (comandate della Compagnia di Tuscania) durante la conferenza stampa di questa mattina, spiegando nel dettaglio il raggiro architettato dall’organizzazione.

''I malviventi sceglievano sempre vetture di lusso, come Mercedes, Bmw e Porsche e le acquistavano dando in contrassegno assegni circolari del Monte dei Paschi di Siena, risultati poi asportati in bianco dal caveau dell’agenzia di Vigatto, in provincia di Parma”. Gli assegni, abusivamente compilati, venivano quindi consegnati alle ignare vittime, inconsapevoli dell’inganno in considerazione della affidabilità offerta dal titolo di pagamento.

“Le autovetture – ha aggiunto Cuneo - dopo essere state reintestate a terze persone tramite la falsificazione dei documenti di circolazione e con la complicità di alcuni addetti a concessionarie ed agenzie di pratiche auto della Capitale, venivano rimesse in vendita, attraverso siti Internet e concessionarie”. 

Un raggiro che ha permesso al clan di intascare grossi guadagni in diverse città italiane. “Gli indagati – ha sottolineato l'ufficiale dell'Arma - avevano collegamenti con il clan dei Casamonica, dei Di Silvio e con la mala del Brenta”. Mentre tra le persone truffate “c’è anche un calciatore professionista che gioca in Serie B”, ha detto il maresciallo Zampone. 

Il blitz. E’ scattato all’alba di lunedì mattina, quando una sessantina di militari hanno dato esecuzione alle otto ordinanze di custodia cautelare spiccate dalla Procura di Roma (il gip è Alessandro Arturi, il sostituto Attilio Pisani): un uomo è stato raggiunto nella villa(bunker) sulla Casilina di proprietà dei Casamonica; altri due a Roma ed uno in provincia; due a Campobasso. Gli ultimi due indagati, cui sono stati concessi i domiciliari, sono stati arrestati a Latina ed Abano Terme, in provincia di Padova. Oltre all’associazione a delinquere, per tutti i reati contestati sono truffa e falso in atto pubblico. Gli stessi capi d’accusa cui devono rispondere altre quattro persone iscritte sul registro degli indagati. 

Durante le perquisizioni sono state sequestrate cinque autovetture di grossa cilindrata per un valore di oltre duecentomila euro e numerosa documentazione riconducibile all’“affaire” del sodalizio e, adesso, sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti.

“L’inchiesta – ha concluso con toni sibillini Cuneo – è chiusa ma non è escluso che possa riaprirsi con nuovi risvolti”.

Complessivamente la truffa messa a segno dall’organizzazione supera il milione di euro, ma c’è il sospetto che “dopo l’uscita della notizia altre ignare vittime possano farsi avanti”.

 

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