


CIVITA CASTELLANA - 'Le priorità sono investimenti comuni e un piano industriale europeo che riveda il sistema Ets per le emissioni di CO2, altrimenti il rischio di deindustrializzazione per il nostro Paese resta alto'. Augusto Ciarrocchi, presidente di Confindustria ceramica e amministratore della Ceramica Flaminia di Civita Castellana, guarda con speranza e un pizzico di ottimismo al Clean Industrial Act, il piano industriale che il neo commissario Stéphan Sejourné si è impegnato a varare entro la primavera: 'Bisogna aiutare le aziende attraverso investimenti comuni - ha detto -, cercare alternative tecnologiche al gas naturale per abbattere i costi di gestione e ridare fiato e capacità economica alle aziende per tornare ad investire a livelli adeguati.
Presidente, l'industria ceramica guarda con attenzione alle politiche industriali ed energetiche dell'Europa che mirano a potenziare la competitività, accelerando il percorso verso la neutralità climatica. Come Confindustria ceramica come vede la cosa e cosa ci si aspetta dal nuovo Green industrial deal?
“L’attuale applicazione del sistema ETS per le emissioni di CO2, definito in sede europea per il condivisibile obiettivo di tutela del pianeta, presenta altissimi rischi di deindustrializzazione, non solo per il settore della ceramica. L’inesistenza di alternative tecnologiche reali al gas naturale nel processo termico e quotazioni della CO2 pesantemente influenzate dalla speculazione finanziaria drenano risorse agli investimenti e tolgono opportunità di lavoro nell’industria ceramica nazionale.
Il Clean Industrial Act, che il neo commissario europeo all’Industria Stéphan Sejourné si è impegnato a varare entro la primavera, deve rappresentare la risposta affinché la manifattura europea possa aumentare la competitività e la protezione dalla concorrenza internazionale, perseguendo nel suo percorso di investimenti nelle tecnologie pulite e con adeguati supporti ai settori energy intensive, con il dichiarato obiettivo di evitare la delocalizzazione produttiva”.
L’impennata dei prezzi del gas e dell’energia (+19.2%) prevista per il 2025 potrebbe, secondo lei compromettere la tenuta economica del distretto ceramico?
“La natura energivora dell’industria ceramica pone i costi di gas naturale ed energia elettrica al centro dell’attenzione. Al netto delle singole scelte aziendali, obiettivo di Confindustria Ceramica è il superamento del differenziale positivo tra i prezzi italiani e quelli dei concorrenti. I costi energetici più elevati sono da sempre un fattore di debolezza per le nostre imprese, a cui oggi si aggiunge una elevata volatilità dei prezzi introdotta dalla scelta politica dell'abbandono del gas russo. In questo nuovo scenario, occorre che la politica europea si doti di strumenti idonei a controllare gli effetti sui prezzi delle possibili situazioni di crisi e le spinte speculative che abbiamo visto operare nuovamente negli ultimi mesi. La creazione di una politica energetica europea richiederà tempo mentre già adesso bisogna adottare misure temporanee per ridare fiato alla competitività delle imprese italiane. Da quasi tre anni parliamo di una gas release che ancora non è partita; andrebbe invece attuata subito alimentandola con una quota del gas derivante dai nuovi flussi di approvvigionamento attivati grazie all’azione del Governo dopo la crisi del 2022”.
Come sarà il 2025 dal punto di vista produttivo e export?
“Fare previsioni su volumi e fatturati è sempre difficile a causa dell’imprevedibilità e mutevolezza della situazione e del fatto che la nostra industria colloca sui mercati esteri più della metà di quanto prodotto. Le decisioni di acquisto o di ristrutturazione di immobili da parte delle famiglie sono influenzate da diversi fattori, tra cui il reddito disponibile, il livello dei tassi di interesse e la percezione delle aspettative future. La tregua della guerra in medio oriente è senza dubbio un fatto positivo, come lo è la fine di ogni conflitto bellico, mentre sarà opportuno osservare con attenzione quali scelte verranno fatte dalla nuova amministrazione americana in termini di dazi e commercio internazionale”.
La vicepresidente del parlamento europeo nonché membro del forum della ceramica, Antonella Sberna, ha annunciato l'intenzione di organizzare un incontro a Civita Castellana, cosa ne pensa?
“Considero questo incontro un appuntamento istituzionale particolarmente importante perché, come si ricordava prima, è proprio in sede europea che si prendono le decisioni fondamentali in termini di politica industriale, a partire dal già citato Clean Industrial Act. Per l’incarico ricoperto dall’onorevole Antonella Sberna al Parlamento Europeo e per la sua presenza nel Forum Europeo della Ceramica la sua azione è particolarmente apprezzata e di rilievo”.
Recentemente Sassuolo è entrata nell'associazione italiana città della ceramica, dove è presente anche Civita Castellana (insieme a Viterbo, Tarquinia e Acquapendente). Come presidente di Confindustria ceramica e imprenditore locale pensa che il distretto di Sassuolo e quello di Civita possono collaborare per promuovere il settore?
“L’Associazione città della ceramica riunisce i Comuni italiani a vocazione ceramica, con finalità principalmente relative allo sviluppo del turismo: proprio gli enti locali prendono decisioni in questo ambito. La collaborazione industriale tra le ceramiche di Sassuolo ed i sanitari di Civita Castellana esiste già da tempo. Forse non tutti sanno che, da dieci anni a questa parte, alcuni dei rifiuti nella produzione di sanitari, lavorati dal Centro Ceramica di Civita Castellana, vengono trasportati a Sassuolo per diventare materie prime secondarie per l’industria delle piastrelle. Applichiamo, in modo concreto e virtuoso, quel principio di economia circolare che produce positivi effetti per entrambi i comparti. Questa è una delle tante iniziative su cui si basa la nostra attenzione all’ambiente sempre unita al rispetto delle persone, che proprio in questi giorni trova la sua visibilità nella campagna di comunicazione ‘Io scelgo responsabile. Fallo anche tu!’ avviata sul mercato italiano, francese e tedesco”.
Sassuolo e Civita sono legate da questo filo invisibile della tradizione artistica ceramica e industriale. Secondo lei potrebbero esserci i presupposti per un futuro gemellaggio?
“Consolidate relazioni tra le due aree ci sono da tempo e mi piacere ricordare che, fin dalla nascita di Confindustria Ceramica nel 2008, un esponente del distretto di Civita Castellana è presente nel suo consiglio direttivo. Anche il dialogo tra imprese dei due territori, volto a ricercare opportunità per sviluppare sinergie sui diversi mercati – a partire dalla partecipazione a Cersaie –, procede con reciproca soddisfazione”.