


CIVITA CASTELLANA - Ci sono storie in cui la burocrazia smette di essere un semplice insieme di passaggi amministrativi e si trasforma in un muro di gomma insensibile, capace di andare direttamente contro la realtà della malattia e della sofferenza. È quello che sta vivendo sulla propria pelle un ragazzo di 28 anni di Civita Castellana, affetto da Linfoma di Hodgkin, invalido al 100% con indennità di accompagnamento.
Il giovane si trova attualmente nel pieno della battaglia più difficile, eppure, per l'Inps, la sua assenza a una visita di controllo è stata registrata come 'ingiustificata', con la conseguente e immediata sospensione di ogni sussidio e tutela.
La convocazione per la visita di rinnovo dell’invalidità era stata fissata per il 1° luglio 2026. Sapendo di non potersi presentare a causa del ricovero salvavita iniziato il 21 giugno, il ragazzo e la sua famiglia si sono mossi con largo anticipo per comunicare l'assoluta impossibilità a muoversi dal letto d'ospedale e il 25 giugno: viene inviata una prima e-mail ordinaria al medico legale dell'Inps, spiegando la situazione. Nessuna risposta. Nei giorni successivi: viene spedita una PEC formale allegando il certificato di degenza del Campus Biomedico. Anche in questo caso, dall'istituto non arriva alcun riscontro. Nel frattempo, si susseguono svariate e inutili telefonate. Il 30 giugno (la vigilia della visita): l'Inps invita a consegnare fisicamente il certificato di ricovero presso gli sportelli. Qualcuno si reca per conto del ragazzo alla sede Inps di Viterbo, ma l'amara sorpresa è che quel giorno gli sportelli preposti risultano inattivi.
Nonostante il dispiegamento di mail, PEC e tentativi di consegna a mano, la macchina burocratica non si è fermata. Non vedendo arrivare il ventottenne il 1° luglio, l'Inps ha applicato rigidamente il protocollo per 'assenza ingiustificata'.
Il risultato è drammatico: al ragazzo sono state sospese sia le prestazioni assistenziali legate all'invalidità e all'accompagnamento, sia i benefici previsti dalla Legge 104. Una decisione che priva un malato oncologico, nel momento di massima vulnerabilità fisica ed economica, dei diritti minimi garantiti dallo Stato.
La vicenda solleva un interrogativo profondo su come sia possibile che i canali di comunicazione ufficiali di un ente pubblico (come la PEC) vengano ignorati, lasciando che la fredda applicazione di un regolamento calpesti la dignità e i diritti di chi sta lottando per la vita.