ANNO 16 n° 227
Civita Castellana, la Cassazione conferma il carcere per un 64enne accusato di spaccio
Respinto il ricorso della difesa: per i giudici le intercettazioni sarebbero supportate da riconoscimenti, sequestri e arresti in flagranza

CIVITA CASTELLANA – Resta in carcere il 64enne di origine marocchina accusato di traffico e spaccio di stupefacenti nella zona di Civita Castellana. La Corte di Cassazione, con una decisione del 29 maggio, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, confermando la misura cautelare disposta nei suoi confronti.

La vicenda giudiziaria aveva conosciuto una svolta nell'arco di pochi mesi. Nell'agosto del 2025 il gip di Roma aveva respinto la richiesta di arresto avanzata dalla Procura. Successivamente, nel febbraio scorso, il Tribunale del Riesame di Roma aveva accolto l'appello del pubblico ministero, disponendo per l'indagato la custodia in carcere.

La difesa aveva contestato il quadro accusatorio facendo riferimento alla cosiddetta “droga parlata”, sostenendo cioè che le conversazioni intercettate non fossero accompagnate da riscontri sufficienti. Era stato inoltre sollevato il principio del “ne bis in idem”, richiamando un precedente procedimento investigativo avviato nel 2020.

Secondo la Suprema Corte, però, i due procedimenti avrebbero riguardato persone e periodi differenti e non sarebbe quindi emersa una violazione del principio invocato dalla difesa.

Quanto alle intercettazioni, i giudici hanno ritenuto che il quadro investigativo non fosse fondato esclusivamente sulle conversazioni captate dagli investigatori. A sostegno delle accuse ci sarebbero infatti anche riconoscimenti fotografici effettuati da diversi acquirenti, che avrebbero indicato il 64enne come il proprio fornitore.

Ulteriori elementi sarebbero arrivati da arresti eseguiti in flagranza e da sequestri di cocaina, elementi che, secondo la ricostruzione investigativa recepita dai giudici, avrebbero fornito riscontri alle conversazioni intercettate.

La difesa aveva inoltre sostenuto che l'organizzazione criminale fosse ormai stata smantellata dopo gli arresti dei principali esponenti nell'estate del 2024. Una tesi che non ha convinto la Cassazione.

A incidere sulla valutazione cautelare sarebbero stati anche i precedenti penali dell'indagato e i rapporti con uno dei presunti vertici del gruppo, che secondo gli investigatori avrebbe continuato a gestire le attività illecite nonostante fosse sottoposto agli arresti domiciliari.

La Cassazione ha quindi ritenuto ancora attuale il quadro cautelare, confermando la custodia in carcere.

Si tratta, va precisato, di una misura cautelare e non di una condanna definitiva: per l'indagato resta valido il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.




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