ANNO 16 n° 272
''Cinghiale ferito in strada, nessuno interviene''
La disavventura di una viterbese: ''Trascinandosi, ha rappresentato un rischio anche per altri automobilisti''

di Max Vismara 

VITERBO - Che ormai siano troppi e che stiano creando problemi è palese. Stiamo parlando dei cinghiali che ormai sono diventati di casa in città, infatti le segnalazioni di questi animali a spasso per le strade periferiche di Viterbo ormai non si contano più, e nemmeno gli incidenti che gli ungulati in questione causano regolarmente mettendo in pericolo la vita degli automobilisti che, specialmente nelle ore serali transitano sulla Cimina. Ma per ogni cosa esiste sempre il rovescio della medaglia e in questo caso la disavventura capitata la settimana scorsa ad Alessandra Bentivoglio ne costituisce l’esempio più calzante.

''Martedì notte stavo percorrendo la strada Cuculo per ritornare a casa – racconta Alessandra – erano circa le 11.30 ed era buio pesto, improvvisamente mi sono trovata di fronte ad un cinghiale ferito che stava quasi in mezzo alla strada. Ovviamente mi sono immediatamente fermata e solo a quel punto ho visto una macchina ferma poco più avanti, fuori c’erano delle persone ma quando mi hanno visto sono risalite velocemente a bordo e se ne sono andate. Il cinghiale intanto era strisciato fino al bordo della strada sembrava poco più di un cucciolo e aveva entrambe le zampe anteriori spezzate e si lamentava''.

Alessandra essendo una convinta animalista si è immediatamente attivata per cercare qualcuno che potesse soccorre l’animale che, fra le altre cose, continuando a strisciare poteva essere un pericolo per altri automobilisti che nel frattempo potevano sopraggiungere. Ma si è trovata di fronte ad un vero e proprio muro di gomma.

''Intanto si erano fermate altre persone – ha continuato a raccontare Alessandra - non sapevamo come aiutare la bestiola che oltretutto poteva anche causare un altro incidente muovendosi. Prima abbiamo telefonato alla Asl veterinaria ma ci siamo sentiti rispondere che non effettuano il sevizio notturno poi alla forestale che non ci ha risposto e quindi abbiamo chiamato il 112, dopo poco è arrivata una volante della Polizia e gli agenti ci hanno detto che purtroppo non esiste servizio notturno per il soccorso degli animali selvatici che solitamente di giorno effettua il Cras (centro recupero animali selvatici ) e quindi a malincuore siamo stati costretti a lasciarlo li.

La mattina seguente sono passata e la bestiola non c’era più quindi dopo aver fatto un giro di telefonate gli operatori del Cras mi hanno detto che se ne era occupata la Asl veterinaria; Ovviamente ho chiamato la Asl ma quando ho chiesto come stava il cinghiale mi sono sentita rispondere anche con toni piuttosto bruschi: che loro non potevano fornirmi questa informazione''.

Sembra  incredibileche  un servizio per la tutela della fauna selvatica non operi di notte proprio quando i sopracitati selvatici tendono a muoversi maggiormente.

 

“È assurdo che la notte quando girano maggiormente gli animali selvatici non sia operativo un servizio che invece dovrebbe proprio tutelare  questo tipo di animali - ha continuato Alessandra - se fosse stato un gatto o un cane lo avrei raccolto io stessa per portarlo da un veterinario ma un cinghiale di 50 chili certo non potevo prenderlo in braccio e quindi sono stata costretta a vederlo agonizzare senza poter far nulla. Capisco che il problema dei cinghiali è diventato impossibile da gestire ma questo non ci autorizza di certo a perdere la nostra umanità rimanendo indifferenti all’agonia di un essere vivente, e poi - ha concluso – ammesso che magari non potesse essere soccorso si poteva ‘addormentarlo’ subito senza lasciarlo tutta la notte lì a soffrire con le zampe spezzate.

Per non parlare del fatto che lasciare un cinghiale ferito sulla strada può mettere in pericolo altre macchine che passano”.

Che ormai siano troppi e che stiano creando problemi è palese, stiamo parlando dei cinghiali che ormai sono diventati di casa in città, infatti le segnalazioni di questi animali a spasso per le strade periferiche di Viterbo ormai non si contano più, e nemmeno gli incidenti che gli ungulati in questione causano regolarmente mettendo in pericolo la vita degli automobilisti che specialmente nelle ore serali transitano sulla Cimina, ma per ogni cosa esiste sempre il rovescio della medaglia e in questo caso la disavventura capitata la settimana scorsa ad Alessandra Bentivoglio ne costituisce l’esempio più calzante.
“Martedì notte stavo percorrendo la strada Cuculo per ritornare a casa – racconta Alessandra – erano circa le 11.30 ed era buio pesto, improvvisamente mi sono trovata di fronte ad un cinghiale ferito che stava quasi in mezzo alla strada , ovviamente mi sono immediatamente fermata e solo a quel punto ho visto una macchina ferma poco più avanti fuori c’erano delle persone ma quando mi hanno visto sono risalite velocemente a bordo e se ne sono andate, il cinghiale intanto era strisciato fino al bordo della strada sembrava poco più di un cucciolo e  aveva entrambe le zampe anteriori spezzate e si lamentava”
Alessandra essendo una convinta animalista a quel punto si è immediatamente attivata per cercare qualcuno che potesse soccorre l’animale che fra le altre cose continuando a strisciare poteva essere un pericolo per altri automobilisti che nel frattempo potevano sopraggiungere, ma si è trovata di fronte ad un vero e proprio muro di gomma. 
“Intanto si erano fermate altre persone – ha continuato a raccontare Alessandra - non sapevamo come aiutare la bestiola che oltretutto poteva anche causare un altro incidente muovendosi,  prima abbiamo telefonato alla Asl veterinaria ma ci siamo sentiti rispondere che non effettuano il sevizio notturno poi alla forestale che non ci ha risposto e quindi abbiamo chiamato il 112 dopo poco è arrivata una volante della Polizia e a quel punto gli agenti ci hanno detto che purtroppo non esiste servizio notturno per il soccorso degli animali selvatici che solitamente di giorno effettua il Cras (centro recupero animali selvatici ) e quindi a malincuore siamo stati costretti a lasciarlo li.
La mattina seguente sono passata e la bestiola non c’era più quindi e dopo aver fatto un giro di telefonate gli operatori del Cras mi hanno detto che se ne era occupata la Asl veterinaria, a quel punto ho chiamato la Asl ma quando ho chiesto come stava  il Cinghiale mi sono sentita rispondere anche con toni piuttosto bruschi: che loro non  potevano fornirmi questa informazione.”
Sembra assurdo che un servizio per la tutela della fauna selvatica non operi di notte proprio quando i sopracitati selvatici tendono a muoversi maggiormente. 
“È assurdo che la notte quando girano maggiormente gli animali selvatici non sia operativo un servizio che invece dovrebbe proprio tutelare la fauna selvatica  – ha continuato Alessandra - se fosse stato un gatto o un cane lo avrei raccolto io stessa per portarlo da un veterinario ma un cinghiale di 50 chili certo non potevo prenderlo in braccio e quindi sono stata costretta a vederlo agonizzare senza poter far nulla. Capisco che il problema dei cinghiali è diventato impossibile da gestire ma questo non ci autorizza di certo a perdere la nostra umanità rimanendo indifferenti all’agonia di un essere vivente, e poi - ha concluso – ammesso che magari non potesse essere soccorso si poteva ‘addormentarlo’ subito senza lasciarlo tutta la notte lì a soffrire con le zampe spezzate.
Per non parlare del fatto che lasciare un cinghiale ferito sulla strada può mettere in pericolo altre macchine che passano”.Che ormai siano troppi e che stiano creando problemi è palese, stiamo parlando dei cinghiali che ormai sono diventati di casa in città, infatti le segnalazioni di questi animali a spasso per le strade periferiche di Viterbo ormai non si contano più, e nemmeno gli incidenti che gli ungulati in questione causano regolarmente mettendo in pericolo la vita degli automobilisti che specialmente nelle ore serali transitano sulla Cimina, ma per ogni cosa esiste sempre il rovescio della medaglia e in questo caso la disavventura capitata la settimana scorsa ad Alessandra Bentivoglio ne costituisce l’esempio più calzante.



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