ANNO 16 n° 275
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''Cimina colabrodo,
che figuraccia''
Strada piena di buche, l'imbarazzo di un lettore con un'ospite straniera

Caro Viterbonews24,

Domenica mattina sono andato a prendere una mia amica canadese all’aeroporto di Fiumicino. Mentre all’andata ho percorso la superstrada fino a Cinelli per poi prendere la nuova Tirrenica, e di lì proseguire sull’autostrada fino a destinazione, al ritorno ho optato per la Cassia. È la strada che faccio sempre per andare e tornare da Roma città, e ormai ci sono talmente abituato che non faccio più caso alle condizioni in cui versa. Io no, ma la mia amica canadese Miriam invece se n’è accorta subito.

(Qui le foto che ci ha inviato il lettore)

A partire dall’immondizia abbandonata lungo il tratto di Cassia Bis. Sacchi, elettrodomestici, scarti edili, dal Parco di Veio fino alle Rughe e poi addirittura alla valle del Baccano hanno invaso tutte le piazzole di sosta. Uno schifo. Alle esclamazioni di Miriam, ho risposto: qui siamo ancora in provincia di Roma, noi viterbesi c’entriamo poco o niente. Ho fatto il classico scaricabile italico, insomma. Il problema è arrivato dopo.

Quando a Monterosi ho voltato a destra per raggiungere Viterbo attraverso la Cassia Cimina, la strada che pure percorro da sempre (maltempo permettendo) visto che la Cassia normale spesso è trafficata e attraversa poi troppi centri abitati. Ecco, appena lasciata la Nepesina per immettermi sulla Cimina, è iniziato il calvario: dieci chilometri di buche, anzi di voragini. Il tratto peggiore mi è sembrato quello da Trentamiglia fino al bivio per Ronciglione. La mia Yaris ha fatto davvero fatica a superare gli ostacoli senza riportare qualche danno, agli ammortizzatori o peggio ancora alle gomme e ai cerchioni.

In tutto questo Miriam è rimasta davvero senza parole. ''Ma come fate a percorrere queste strade? Sembra una pista artica del nostro nord…''. E ancora: ''Dove finiscono i soldi delle tasse in Italia?''. ''Non è pericoloso per gli incidenti?''. Il tutto, naturalmente, fatto notare con educazione ma anche, mi sembra, con quel pizzico di stanchezza di chi, dopo dieci ore di volo intercontinentale filato liscio, si ritrova sballottata lungo una strada da terzo mondo.

Ora, stavolta non ho potuto dire che la colpa è di altri. Mi sono soltanto dovuto scusare con la mia amica Miriam. La quale, tuttavia, lungo il viaggio ha scattato diverse foto. Che vi invio in allegato. Così è come una visitatrice straniera vede le nostre strade, e di sicuro quando le mostrerà ai suoi amici canadesi (sempre che non lo abbia già fatto su Facebook) non sarà una bella pubblicità per la nostra terra. 

Con stima,

P. A.




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