ANNO 16 n° 272
Ciao, Blues Brother

di Massimiliano Morelli

Poco più di un anno fa, prima di cominciare il Cammino di Santiago, percorso che avrei dovuto fare con mio figlio ma che svanì per la sua improvvisa morte (e che per forza di cose portai avanti in solitaria), decisi di andare a salutare Luca Pulino insieme a un amico comune, Peppe Iacomini, che me lo aveva fatto conoscere tempo addietro. Andai per una sorta di “benedizione” che quasi pretendevo da parte di un ragazzo-simbolo, uno di quelli capaci di attaccarsi alla vita nonostante quella spada di Damocle della Sla che pendeva sulla sua testa. Ci scattarono una foto. Vagheggiando di essere novelli Blues Brothers, inforcammo entrambi gli occhiali scuri in stile John Belushi e Dan Aykroyd. Avevamo un’esistenza tragica, lui per un motivo, io per un altro. Ma nonostante questo Luca era capace di sorridere. Di scrivere, con quell’infernale macchinario che permette di restare in contatto con gli altri grazie a una tastiera che “legge l’occhio” e si posiziona sulle lettere utili per comporre frasi. Era ironico, nonostante il male. E aggiungo che nella sua casa, ogni volta che sono entrato, mi sono sempre imbattuto nel sorriso dei genitori, e in quello delle persone che lo andavano a trovare. Le persone che gli volevano bene. Non so dove Luca abbia trovato negli ultimi diciannove anni della sua vita la forza per non mollare. Per continuare a essere uno di noi. Ogni giorno sulla pagina Fb compariva il suo “buongiorno”, e se non t’alzavi di buzzo buono quell’augurio ti strappava comunque un sorriso. Se ne è andato in punta di piedi. Coraggioso. Come nessuna altra persona io abbia mai incontrato nella mia vita.




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