ANNO 16 n° 274
Chi spiega alla Valeri che vota non olent?
di Codadilupo

di Codadilupo

VITERBO – Ci risiamo: l'innata vocazione alla sconfitta, l'antropologica tendenza al masochismo, l'inconscio desiderio d'autodistruzione della sinistra e dintorni sta riemergendo con virulenza. Come del resto è sempre avvenuto in occasione degli appuntamenti elettorali più importanti o vitali, qual è quello delle prossime comunali a Viterbo. Dapprima la giovane Raffaella Valeri, candidata alle primarie ''open'' per la scelta del candidato sindaco, poi i rappresentanti del Centro Democratico hanno preso a sparare fuoco amico (del giaguaro) sulla coalizione.

Il 9 marzo scorso, nell'immediata vigilia dell'ufficializzazione delle candidature alle primarie, la Valeri, in un'intervista a ViterboNews24 dichiarò: ''I voti di Gigli snaturerebbero lo spirito con cui queste primarie sono state indette: primarie di centrosinistra, dei movimenti, delle associazioni e del mondo civico..''.

Ma con quali voti pensa di vincere le elezioni la Valeri? Con la manciata di voti del suo partito di riferimento: il Sel? O con quelli del movimento ''Viterbo Bene Comune'' che, grossomodo, sono gli stessi del Sel? Perché fa tanto la schizzinosa sui voti che potrebbe portare alla coalizione Rodolfo-Nando Gigli? Possibile che nessuno sia disposto a spiegarle che ''vota non olent''? Che, come avrebbe detto Vujdin Boskov, i voti sono di chi li prende?

Gigli, che piaccia o no alla Valeri, ha avuto in passato, e probabilmente ha ancora, un importante seguito in città. Cinque anni fa, candidandosi a sindaco, ottenne più del quadruplo dei voti che ha avuto il Sel alle recenti elezioni. E, per 5 anni, il gruppo del suo ex partito, l'Udc, è stato all’opposizione. Esattamente come il Pd e il Sel. Gigli è stato tra i primi, dopo lo scandalo dei fondi regionali ai gruppi consiliari alla Pisana (compreso quello del Sel), a proporre pubblicamente ai partiti un passo indietro in favore di formazioni civiche in grado di imprimere una svolta al governo della città. E di ciò gli va dato atto.

Se poi il mal di pancia della Valeri derivasse dal fatto che Gigli è un ex democristiano, la sua motivazione atterrebbe più alla commedia dell'assurdo che alla politica. Secondo gli studiosi di flussi elettorali, infatti, almeno un quarto dei voti del centrosinistra sono espressi da elettori che votavano Dc. Il centrosinistra ha sconfitto 2 volte Berlusconi e, guarda caso, con un candidato premier ex Dc: Romano Prodi. E' un ex Dc addirittura uno dei più autorevoli maitre a penser del centrosinistra, Gustavo Zagrebelsky. Buona parte del gruppo dirigente del Pd viene dalla Dc. Delle due cose una: o la Valeri non ha capito in quale coalizione si è candidata o anche lei, nonostante la giovane età, è stata contaminata dall'innata vocazione alla sconfitta, dall'antropologica tendenza al masochismo, dall'inconscio desiderio d'autodistruzione della sinistra e dintorni.

A meno che, dietro l’improvvida uscita della Valeri non si celi un disegno più complesso: la ''voglia matta'' del Sel di rompere la coalizione per tentare un'avventura solitaria e puntare a conquistare uno scranno a Palazzo dei Priori. Per la serie ci basta sapere di esistere.

E' di ieri, poi, l'annuncio del semiclandestino Centro Democratico di uscire dalla coalizione e di non partecipare alle primarie, perché i suoi dirigenti ritengono che la candidatura di Leonardo Michelini ''rende problematica ogni prospettiva di reale cambiamento della politica cittadina e apre seri interrogativi sulla reale intenzione di rinnovamento…''. Tombola. Ma le primarie non sono il migliore dei modi possibili per scegliere i candidati? Perché il Centro Democratico non ha speso un suo nome per contribuire a costruire una reale prospettiva di cambiamento delle politica cittadina? Cosa direbbero i centrinodemocratici qualora Michelini vincesse la competizione? Che hanno prevalso le forse del male? A meno che non abbiano nostalgia del centralismo democratico di triste memoria, quello che demandava alla nomenclatura intellettuale ogni scelta. Lasciando al popolo bove solo il compito di ratificarla con il voto.

C’è, infine, un'interpretazione più maligna dei comportamenti della Valeri e dei centrinodemocratici: che preferiscano veder vincere il centrodestra di Giulio Marini o la destra-destra di Filippo Rossi? O, addirittura, i cinquestellini di Beppe Grillo.

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