

VITERBO - Con il decreto di archiviazione numero 1085/12, il giudice delle indagini preliminari di Viterbo ha definitivamente archiviato l’indagine a carico della Ceramica Althea Spa di Civita Castellana, accusata, insieme ad altre aziende, di aver importato sanitari dalla Cina che, dopo averci apposto il marchio CE, secondo gli investigatori in modo fraudolento, li avrebbe commercializzati in Italia e in Europa come produzione propria. Il tutto mentre aveva la maggior parte dei dipendenti in cassa integrazione a zero ore. Accuse pesanti, ora rivelatesi infondate, per le quali i vertici dell’azienda erano stati indagati per frode in commercio e truffa aggravata ai danni dell’Inps e dell’erario.
L’indagine prese le mosse da una denuncia presentata da un altro imprenditore del distretto ceramico. I carabinieri della sezione lavoro di Viterbo e gli ispettori del ministero del Lavoro avviarono le indagini dalle quali scaturì un rapporto alla magistratura nel quale si sosteneva che l’Althea,dopo aver sospeso la produzione per mancanza di ordinativi, avrebbe continuato a
commercializzare con il proprio marchio aziendale sanitari importati dalla Cina. Sempre secondo gli investigatori, la merce sarebbe arrivata in Italia senza alcun marchio e successivamente contraffatta e venduta come prodotta a Civita Castellana. L'autore della frode avrebbe così conseguito guadagni stratosferici, in quanto avrebbe rivenduto i sanitari con un prezzo maggiorato fino a 300 volte. Tra le vittime, ad avviso dell’accusa, ci sarebbe stata anche l’Inps, che nel frattempo aveva sborsato circa 2 milioni di euro per pagare la cassa integrazione ai dipendenti.
“ L’infondatezza e la presunzione di reato – dice una nota diffusa dalla società - erano talmente evidenti che gli inquirenti ne avevano già preso atto nella loro prima valutazione. La Ceramica Althea ha sempre creduto nell’operato della magistratura la quale ha fatto chiarezza con questa sentenza restituendo l’integrità all’immagine del nostro marchio, da sempre uno dei leader sui mercati nazionali ed internazionali del settore ceramico”.
Per l’amministratore delegato della società Genesio Bevilacqua “resta l’amarezza e l’incapacità di comprendere la creazione di tanto accanimento, anche mediatico, e come sia stata possibile la creazione di accuse così palesemente infondate”. E annuncia che adotterà tutte le opportune misure, in qualsiasi sede, per colpire chi, deliberatamente, ha tentato di screditare il marchio nel momento della sua massima popolarità internazionale anche a livello sportivo”.
Per quanto riguarda l’archiviazione delle indagini Bevilacqua dice: “Non so se essere felice o triste per questa sentenza. Da una parte sicuramente ridà serenità a tutte le compagini a marchio Althea, ma sono altrettanto triste pensando che qualunque entità o soggetto che nutra sentimenti avversi per motivi anche personali, possa procurare simili danni coinvolgendo aziende, famiglie e posti di lavoro ad esse collegate. Il clamore mediatico suscitato da questa vicenda, inoltre, non è mai stato supportato da nessun documento o prova che potesse permettere ad alcuni giornali e giornalisti di affermare e scrivere articoli così denigratori come purtroppo, invece, abbiamo dovuto rilevare. Spero che, alla luce di questa vicenda tutti si rendano conto dei danni reali che accuse infami come queste creano all’integrità, all’immagine e all’economia di un’azienda, mettendo a rischio soprattutto tante famiglie e il loro posto di lavoro, così raro di questi tempi. Le calunnie che ci sono state mosse non potevanoche essere da noi respinte in maniera definitiva e con successo. Del notevole danno che ci è stato procurato senza fondamento, qualcuno, a questo punto, dovrà rispondere nelle sedi e nelle forme previste dal nostro sistema giudiziario”.