

VITERBO - Li accomuna solo l'appartenenza allo stesso partito e la fedeltà assoluta al leader. Per il resto divisi e lontani, anzi rivali che più rivali non si potrebbe. E' la situazione attuale nella Forza d'Italia di Tuscia dove si fronteggiano, l'un contro l'altra armata, due fazioni che, per semplicità, si possono identificare in Giulio Marini e Francesco Battistoni (tanto per fare riferimento ai due capi riconosciuti). Sembra che i due, qualche giorno fa, si siano incontrati in un paesino dell'Alto Viterbese e che se le siano reciprocamente cantate in una discussione dai toni particolarmente accesi. Ma questo è gossip politico, i fatti invece riguardano la mancata presenza di Battistoni e dei suoi seguaci alla convention azzurra organizzata l'altra sera da Marini. Una divisione plastica che non può essere giustificata dalla battuta dell'ex consigliere regionale: 'Non ero stato invitato...'. Come se il vice coordinatore laziale di Forza Italia abbia bisogno di un invito per assistere, sia pure da semplice spettatore, ad un incontro del suo partito, cioè casa sua.
Si ignorano? Di più: si evitano, anzi si detestano, Politicamente, si intende. Pensare di riunire in un'unica coalizione tutti i partiti, le tante liste e i mutevoli movimenti del centrodestra, è impresa ardua. Come pure individuare un leader condiviso, in grado di contrastare Renzi, è ugualmente complicato. Immaginare di farlo in presenza di siffatte divisioni diventa impresa titanica, almeno a livello locale.
Il redde rationem, secondo gli esperti delle faccende politiche di casa nostra, saranno i congressi: comunale, provinciale, regionale e poi quello nazionale. Sarà quella la sede per stabilire forse chi comanda, almeno all'interno del partito. Ammesso che serva, visto che poi alla fine la differenza la fanno i voti delle elezioni, non le tessere. E questo vale per tutti. Certo è davvero strana la situazione che si è creata e che è figlia di antiche rivalità, risalenti alla nomina di Angela Birindelli ad assessore regionale nella giunta Polverini. Scelta voluta dalla componente mariniana, ma mai digerita da Battistoni che aspirava (anche legittimamente) a quella poltrona. Da allora la diatriba si è allargata fino a scavare un solco profondo che sfocia oggi nell'incomunicabilità (eufemismo). Ma i dispetti continuano: l'appoggio di Battistoni all'ex direttore dell'Ater Ugo Gigli (in lite giudiziaria con l'ex assessora) è mal sopportato dal resto della compagnia che vi legge un non giustificato interesse privato a danno dell'immagine complessiva del partito. Insomma, un insieme di rivalità e personalismi che feriscono profondamente quella che fu un'armata pressoché invincibile sia a livello viterbese che nei palazzi romani. E anche lì nel'Urbe le cose vanno tutt'altro che bene: da martedì si vota in Parlamento per le riforme. Approvate dai forzitalioti senza battere ciglio fino a qualche mese fa e oggi sdegnosamente respinte al mittente, pur essendo rimaste identiche. La coerenza non sembra proprio la qualità preponderante degli azzurri. A Viterbo come a Roma.