ANNO 16 n° 272
Centri di permanenza per i migranti: anche Tarquinia rischia di esserne coinvolta
Sui Cpr la difficile sfida per il Governo

di Giovanni Masotti

TARQUINIA - l governo Meloni, che sta procedendo il più speditamente possibile - pur tra mille difficoltà - ai provvedimenti necessari per fronteggiare l' emergenza migranti, le descrive a scanso di equivoci come 'località a bassissima densità abitativa, facilmente perimetrabili e sorvegliabili'. Parliamo delle aree, sparse su tutto il territorio nazionale, destinate ad ospitare i Cpr, i centri di permanenza per i rimpatri, che dovranno sorgere a breve in ogni regione italiana per fronteggiare l'impatto dei continui sbarchi di disperati dall'Africa, fenomeno ormai sotto gli occhi di tutto il mondo o quasi.

Il ministro della Difesa Crosetto ha ricevuto il mandato di individuare il prima possibile i siti idonei a rivestire questa funzione delicatissima, puntando in particolare al riutilizzo delle caserme dismesse. Ed è qui che casca l'asino, coinvolgendo ipoteticamente anche i nostri territori. Nella zona della Maremma, infatti, in particolare a Tarquinia, di siti potenzialmente idonei alla bisogna ce n'è almeno uno. Ed è questo elemento che ha messo in una condizione di fibrillazione la popolazione interessata. La struttura individuata, una ex polveriera, è abbandonata da anni e già nella disponibilità della Prefettura.

L'odierno primo cittadino Alessandro Giulivi - contrariamente all'atteggiamento di chiusura adottato dal suo predecessore, il dem Mazzola - non alza barricate e si dichiara pronto a fare la propria parte se l'attuale governo, a lui politicamente vicino, dovesse chiamarlo a intervenire in una vicenda che travalica ormai i confini nazionali, ma ad una condizione molto precisa: che ogni altra zona d'Italia accetti di recitare il suo ruolo e faccia altrettanto. Per capire meglio, com'è realisticamente la situazione oggi come oggi? La possibilità che una delle scelte dell' esecutivo si concentri sul sito tarquiniese sembra abbastanza remota. Il Lazio, infatti, ha già un proprio Centro di Permanenza per i rimpatri, a Ponte Galeria e quindi - a ragion veduta - dovrebbero essere altre le regioni prescelte per sacrificarsi, ma con la maggioranza dei loro governatori pronti lancia in resta a dichiarare guerra alle decisioni di Roma.

Dal Veneto alla Campania, dall'Emilia-Romagna alla Calabria, solo per citare alcuni dei 'ribelli', sono pronti a un sonoro no, mentre già si ipotizza un secondo Cpr in Lombardia, che insieme al Lazio è la regione più popolosa del nostro paese. Intanto dalla Prefettura di Viterbo non sembra essere esclusa alcuna soluzione.

''Per il momento - spiegano da piazza del Plebiscito - non ci sono né indicazioni né allerte, visto che nel Lazio esiste già il Cpr di Ponte Galeria. Ma, a fronte di quella che è diventata ormai una grande energenza nazionale, le cose possono cambiare''.

I Cpr, del resto, hanno un ruolo oggi fondamentale: sono centri di permanenza dove vengono trattenuti i cittadini stranieri destinatari di un provvedimento di espulsione o di respingimento, quando non è possibile eseguirne con immediatezza il rimpatrio. Ma, come fa notare il Viminale, 'nei Cpr possono essere trattenuti i migranti richiedenti asilo, ad esempio quando costituiscano un pericolo per l' ordine e la sicurezza pubblica, oppure quando risultino condannati con sentenza definitiva per gravi reati o rischio di fuga'. Per ora non resta che aspettare e seguire gli sviluppi di questa intricata situazione. Tuttavia Tarquinia deve farsi trovare pronta, pur coltivando la speranza di non essere coinvolta in questa sfida di prima linea.




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