ANNO 16 n° 2
Centrali a fusione nucleare, si accende il dibattito: la Tuscia tra le aree idonee
Lo studio europeo individua 196 siti possibili in Italia: coinvolta anche la provincia di Viterbo. Dalla costa di Tarquinia all’area di Civita Castellana, tra opportunità energetiche e timori ambientali

VITERBO - La fusione nucleare, considerata da molti il futuro dell’energia pulita, entra con decisione nel dibattito nazionale e locale. Un ampio studio commissionato da Gauss Fusion, azienda europea attiva nel settore greentech, e realizzato insieme alla Technical University of Munich, ha portato alla mappatura di 900 cluster potenzialmente idonei in Europa, di cui 196 in Italia. Tra questi, emergono anche aree che interessano direttamente la Tuscia e la provincia di Viterbo, aprendo scenari nuovi ma anche interrogativi profondi.

L’Italia al centro della sfida energetica europea

La ricerca conferma come l’Italia sia uno dei Paesi europei con le migliori condizioni infrastrutturali e logistiche per ospitare le prime centrali a fusione nucleare di tipo commerciale. L’obiettivo dichiarato è superare la fase sperimentale e avviare, nei prossimi decenni, una produzione energetica stabile, sicura e a bassissimo impatto ambientale.

I criteri adottati nello studio sono stati particolarmente stringenti: stabilità geologica, basso rischio idrogeologico, accesso a reti elettriche ad alta capacità, presenza di infrastrutture industriali esistenti e distanza dai grandi centri urbani. È proprio l’incrocio di questi parametri ad aver portato all’individuazione di alcune aree della Tuscia come potenzialmente compatibili.

I cluster che toccano la Tuscia e la provincia di Viterbo

Dalla mappa emergono due macro-zone che interessano direttamente o indirettamente il territorio viterbese:

• La fascia costiera tra Civitavecchia e Tarquinia, storicamente legata alla produzione energetica e già dotata di collegamenti strategici e reti ad alta tensione.

• L’area sud-orientale della provincia, tra Civita Castellana e il confine con la Città Metropolitana di Roma, caratterizzata da zone industriali consolidate e da una forte domanda energetica.

Queste aree non indicano siti “già destinati” alla costruzione di centrali, ma cluster territoriali ritenuti idonei ad approfondimenti futuri. Tuttavia, il fatto che la Tuscia rientri nella mappatura nazionale ha immediatamente acceso il confronto pubblico.

I territori “a rischio” e le zone più sensibili della Tuscia

Accanto alle aree considerate idonee dal punto di vista tecnico, il dibattito si concentra su una serie di territori ritenuti particolarmente sensibili, spesso citati anche da studi ambientali e osservatori indipendenti:

Tarquinia e il suo comprensorio, patrimonio Unesco per le necropoli etrusche, con vincoli archeologici e paesaggistici stringenti.

L’area di Vulci, parco archeologico e naturalistico di rilevanza internazionale.

Il bacino del lago di Bolsena, riserva idrica strategica e area ad alta fragilità ambientale.

• Le zone agricole tra Viterbo, Vetralla e Tuscania, centrali per l’economia rurale della Tuscia.

• Le aree a moderata sismicità dell’Alto Lazio, che richiederebbero verifiche approfondite prima di qualsiasi ipotesi infrastrutturale.

Queste zone, pur non essendo automaticamente incluse tra i siti selezionati dallo studio, vengono spesso citate nel dibattito pubblico come aree da tutelare in modo prioritario, qualora il percorso verso la fusione nucleare dovesse entrare in una fase più concreta.

Fusione nucleare: perché fa meno paura della fissione

Uno degli elementi centrali del confronto riguarda la differenza tra fusione e fissione nucleare. La fusione, che replica il processo naturale del Sole, unisce nuclei leggeri di idrogeno producendo energia senza emissioni di CO₂ e senza scorie radioattive a lunga durata. Inoltre, non esiste il rischio di incidenti catastrofici come quelli associati alle centrali tradizionali.

Proprio queste caratteristiche rendono la fusione una tecnologia vista con crescente interesse anche da chi, storicamente, si è opposto al nucleare.

Dalla mappa alle decisioni politiche

La pubblicazione dello studio arriva in una fase cruciale: Gauss Fusion ha recentemente consegnato il Conceptual Design Report alle autorità tedesche, segnando il passaggio dalla teoria alla progettazione industriale. Ora la questione si sposta sul piano politico e istituzionale.

Per la provincia di Viterbo e l’intera Tuscia, il tema è destinato a diventare centrale nei prossimi anni. Le amministrazioni locali, le associazioni ambientaliste e i cittadini chiedono trasparenza, coinvolgimento e garanzie assolute sulla tutela del territorio.

Una sfida che riguarda anche la Tuscia

Se da un lato la fusione nucleare rappresenta una opportunità storica per la transizione energetica e lo sviluppo tecnologico, dall’altro impone una riflessione profonda su equilibri ambientali, identità culturale e vocazione del territorio.

La Tuscia, terra di storia millenaria, agricoltura e paesaggi unici, si trova così al centro di una sfida che potrebbe ridisegnare il suo ruolo nel panorama energetico nazionale. Una partita ancora tutta da giocare, ma che richiederà scelte ponderate, dati scientifici solidi e un confronto aperto con le comunità locali.




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