ANNO 16 n° 276
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Cento avvocati in toga
per la protesta
di fronte al tribunale

VITERBO (fla.lud.) – Una manifestazione contro il processo civile per ottenere una giustizia più efficiente e alla portata del cittadino, non per difendere la categoria dell’avvocatura. Per questa ragione stamattina circa cento avvocati del foro di Viterbo si sono ritrovati in toga nel piazzale del tribunale cittadino. Un’iniziativa simbolica, organizzata nei giorni dell’agitazione dell’avvocatura proclamata a Napoli dall’organismo unitario della categoria, per la difesa della giustizia e dei diritti dei cittadini.

A parlare a nome di tutti è il presidente dell’ordine degli avvocati di Viterbo, Luigi Sini: “Negli ultimi governi si è verificato un vero e proprio attacco ai diritti di difesa. Siamo qui oggi per far conoscere e pubblicizzare quella che dovrebbe essere la protesta di tutti. Quella di oggi è una manifestazione che riguarda la riforma, da noi non condivisa, del processo civile ma anche quello penale”. Una protesta che non mira a difendere i diritti degli avvocati, ma quelli dei cittadini. Tra le ragioni in primis c’è l’abolizione delle motivazioni della sentenza. Si vorrebbe cioè attribuire al giudice la facoltà di emettere sentenze senza depositare i motivi. “Un’assurdità”, commenta Sini. “La scusa – continua il presidente dell’ordine – è che così si accorcerebbero i tempi del processo civile. La colpa della lentezza dei procedimenti viene attribuita a noi, quando invece, la maggiorparte delle volte, i rinvii dipendono da nullità di notifiche o da mancate convocazioni delle parti”.

Che la giustizia sia lenta, anzi lentissima, è un dato di fatto, ma la vera ragione è un’altra, mancano i magistrati. “Non si può pretendere di accelerare i processi se non ci sono magistrati sufficienti. Quelli che ci sono producono tantissimo, ma non basta, c’è bisogno di un maggiore controllo sulla copertura di quei posti”.

Il consiglio viterbese ha aderito alle ragioni dell’avvocatura nazionale non riconoscendo però l’astensione alle udienze come uno strumento persuasivo. “Abbiamo verificato – spiega Sini – che le astensioni non hanno prodotto risultati, e la colpa della mancata persuasione potrebbe dipendere anche da noi. Ecco perchè in questi giorni l'astensione era a discrezione degli avvocati. Ci sono strumenti più efficaci che sono però anche pericolosi. I nostri colleghi sardi hanno proclamato l’astensione ad oltranza e ora rischiano in proprio”.

Il cittadino ha spesso un’idea distorta della professione degli avvocati, gli stessi a cui oggi si attribuiscono le cause dello sfacelo della giustizia. “Non si parla mai, per esempio, dell’attività surrogatoria che gli avvocati svolgono nell’amministrazione. L’ordine, per esempio, acquista i macchinari per questo palazzo di giustizia, c’è un forte spirito collaborativo per far sì che le cose funzionino. La cancelleria è in affanno, dunque siamo noi a portare la carta da studio per le fotocopie. Se non ci fosse collaborazione il meccanismo della giustizia si bloccherebbe”.

E ci sono anche altre considerazioni che non vengono mai alla luce, come i redditi e le pensioni. Diritti che oggi sono cambiati, che non vengono riconosciuti perché sostanzialmente “il libero professionista, come l’avvocato, non è considerato un lavoratore. Nessuno - conclude Sini – dice mai che i nostri redditi hanno subito una riduzione del 50% o che l’età del pensionamento è slittata ai 70 anni, a fronte di 40 anni di contribuzione. Per noi non esiste  trattamento di fine rapporto e malattia. Le nostre colleghe lavorano fino a qualche giorno prima del parto. L’avvocato che guadagna cifre astronomiche non c’è più. Ma va bene, questa è la vita del libero professionista e io sono orgoglioso di esserlo, ma quanto meno ci venga riconosciuto tutto il lavoro che portiamo avanti”.

E' poi intevenuto il presidente della camera penale Fabrizio Ballarini che ha confermato tutti punti delineati da Sini, sottolineando che il processo penale ha gli stessi e identici problemi di quello civile, se non più grandi, ma anche che ''siamo noi artefici e attori della nostra professionalità, oltre che responsabili nei confronti della collettività''.

 

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