ANNO 16 n° 276
Caso Sgarbi, Palazzo dei Priori tace
Il laboratorio di Correggio sul sottosegretario: ''Sta cercando di spostare l'attenzione su di noi''

VITERBO - (r.v.) Il caso Sgarbi tiene banco a livello nazionale ma in Comune a Viterbo, dove è assessore alla Bellezza, tutto tace. Sulla vicenda che vede coinvolto il sottosegretario ai Beni culturali, l'amministrazione comunale non si è espressa. Sgarbi, che ha già detto che non ha intenzione di dimettersi da sottosegretario, manterrà la delega anche al Comune di Viterbo o sarà la sindaca a revocargliela?

Non è escluso che il silenzio dell'Amministrazione sia dovuto al fatto che la sindaca Frontini, così come il ministro alla Cultura Sangermano, è in attesa della pronuncia dell'Antitrust, prevista per febbraio, sulla presunta incompatibilità tra il ruolo da sottosegretario e l'attività privata di critico d'arte e conferenziere. In questa vicenda sarebbe stato retribuito per prestazioni che rientrerebbero nell'attività del suo ufficio istituzionale.

Per quanto riguarda invece l'altra questione, Sgarbi è indagato dalla procura di Macerata per un dipinto attribuito a Rutilio Manetti, esponente del Seicento senese, trafugato dal Castello di Buriasco nel 2013 e riapparso a Lucca nel 2021 come 'inedito' di proprietà di Vittorio Sgarbi. Questo sostiene di averlo trovato a Viterbo nella villa Maidalchini, acquistata all'inizio degli anni duemila dalla madre.

La procura di Macerata vuole chiarire se 'La cattura di San Pietro' che è di proprietà di Vittorio Sgarbi sia l’opera rubata nel Torinese o sia effettivamente, come sostiene il sottosegretario, un altro dipinto dello stesso autore.

Le due opere si differenziano per un particolare: una candela presente nella tela di proprietà di Sgarbi e assente nel dipinto di Buriasco. Una delle ipotesi è che quella candela sia stata inserita successivamente.

Loro malgrado sono 'finiti' nell'inchiesta - come scrive Repubblica - Samuele e Cristian De Pietri, titolari del Glab di Correggio, un laboratorio che realizza riproduzioni di opere originali.

''Vittorio Sgarbi - dice Samuele De Pietri a Repubblica - sta cercando di spostare l’attenzione sulla nostra tecnologia e sul nostro prodotto. Noi abbiamo creato un vero e proprio clone del dipinto, e quando è stato qui da noi l’ha potuto visionare. Ora sta cercando di depistare le indagini in atto per non far vedere che (nella mostra a Lucca del 2021, ndr) ha esposto la nostra copia. Dalle immagini che noi riusciamo a trovare in alta risoluzione in rete - ma anche tramite tutta la gente che ci ha contattato - noi riconosciamo il nostro difetto di stampa di quell’opera, la nostra firma. È palese''.

Il professionista ricorda inoltre che ''quando ritiro l’opera a Padova, la ritiro con la candela. Poi che sia stata aggiunta o no... Noi abbiamo fornito tutte le scansioni al Nucleo investigativo''.




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