

VITERBO - A Viterbo non è mai stato così facile avere una casa popolare. C'è la crisi, il lavoro scarseggia ma c'è chi un alloggio popolare non lo vuole. Pensare che una volta l'assegnazione era come vincere al lotto. Ora non è più così. La tabella dei punteggi parla chiaro: c'è chi pur in situazione di disagio non la vuole.
Ma, per fare maggiore chiarezza, occorre tornare indietro di qualche settimana, quando, il grande freddo aveva acceso più polemiche che termosifoni. Infatti, il mancato funzionamento dei riscaldamenti, o addirittura i mancati riscaldamenti in generale, avevano reso inagibili case del comune che ancora risultano non abitabili. Il numero degli appartamenti messi a disposizione, di conseguenza, è sceso come il numero dei vincitori che accettano l'alloggio assegnatogli. O, ancor peggio, come il numero dei partecipanti ai bandi indetti.
Perchè se si abbassa il punteggio minimo, si alzano le pretese. Il viterbese vuole la casa in centro, al pari del sammartinese che la preferisce nella sua frazione d'origine. Che sia al mare o in montagna, la casa, non è casa. Anche se è quella popolare. E con i punteggi, anche i requisiti hanno risentito di ulteriori ribassi. Il reddito minimo, che vale di per sè parecchi punti, può essere accompagnato anche solo dalla convivenza con un parente, magari anziano, per valere un primo posto al prossimo bando. Gli ultimi bandi pubblicati si sono conclusi con l'assegnazione al partecipante presente, da più tempo, nella lista dei benificiari. ''Home sweet home'', si. Ma dove dico io.