ANNO 16 n° 273
Carabiniere condannato con processo alterato
Dopo tredici anni la Corte di Appello di Campobasso ha accolto la revisione e dichiarato l'assoluzione

di Stefano Marini Balestra

VITERBO - E’ una triste storia di malagiustizia quella subita da un militare dell’Arma ora in congedo, poi finalmente riabilitato ed assolto dopo una revisione del processo.

I fatti non accaddero nella nostra provincia, ma nel vicino Abruzzo, allorchè il brigadiere Giuseppe Di Risio di Chieti fu arrestato perché indagato per usura, poi condannato dal Tribunale di Lanciano, dalla Corte di Appello di L’Aquila e dalla Cassazione.

Sembravano semplici fatti penalmente rilevanti quelli posti a carico dell’Imputato Di Risio accusato da imprenditore della Val di Sangro di aver subito usura sui prestiti concessigli dallo stesso Di Risio. Prima stranezza poteva essere quella che un brigadiere dei Carabinieri potesse disporre di somme sino ad oltre centomila euro da prestare, quindi esercitare “attività” bancaria parallela al servizio di istituto.

Quello che fu solo un prestito ad un amico, fu per indagini preordinate e condotte a senso unico, un’attività di usura, senza in nessun senso capire che la denuncia del prestatario era strumentale per non restituire le somme.

Ma per la Procura della Repubblica questi particolari non furono presi in considerazione, anzi, scavando nei meandri dei fascicoli processuali è poi emerso che furono occultati con arte fotogrammi, intercettazioni favorevoli all’indagato, dal che, nonostante la definitività del procedimento dopo il giudizio di Cassazione che aveva cristallizzato la pena in anni 3 ed 8mesi di reclusione, la Difesa ha chiesto ed ottenuto la revisione del processo.

Dopo tredici anni la Corte di Appello di Campobasso ha accolto la revisione del processo dichiarando l’assoluzione del Di Risio con ampia formula : “il fatto non sussiste”.

Dovrà a questo punto lo Stato italiano indennizzare l’imputato Di Risio incarcerato ingiustamente, poi condannato in tre fasi processuali e stroncato nella sua carriera militare.

Ma fino a quando i cittadini italiani saranno chiamati a pagare le “sbataggini” degli uffici giudiziari nazionali?

 




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