


CAPRAROLA - Lettera aperta al Ministro dell’Agricoltura On. Francesco Lollobrigida e al Presidente del consiglio On. Giorgia Meloni
'Egregio ministro dell’agricoltura On. Francesco Lollobrigida, Egregio presidente del consiglio On. Giorgia Meloni, c’è un’espressione che oggi pesa come un macigno sulla credibilità delle istituzioni: “sovranità alimentare”. Uno slogan solenne, ambizioso, che campeggia persino nella denominazione del dicastero dell’agricoltura, ma che alla prova dei fatti risulta svuotato di significato. Per questo chiediamo con forza che venga rimosso dal nome del Ministero. Non per polemica, ma per decenza e per buon gusto.
La firma del trattato Mercosur rappresenta un tradimento evidente dell’impegno che quello slogan pretendeva di incarnare. Aprire le porte a importazioni massicce di prodotti agricoli provenienti da Paesi che non rispettano gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali imposti agli agricoltori italiani significa rinunciare, nei fatti, a qualsiasi pretesa di sovranità alimentare. Continuare a utilizzare quella formula, dopo una scelta politica di questo tipo, non è solo fuorviante: è offensivo per chi ogni giorno lavora la terra, rispetta regole stringenti e subisce una concorrenza sempre più sleale.
Non chiediamo coerenza. Sarebbe inutile farlo. Noi agricoltori non possiamo più credere alla coerenza di questo governo sui temi dell’agricoltura nazionale. Chiediamo invece un gesto minimo, ma necessario: togliere uno slogan che oggi suona come una beffa. Farlo sarebbe un atto di onestà intellettuale, un riconoscimento implicito del divario tra le parole e le scelte compiute.
In questo scenario desolante, guardiamo con attenzione e speranza alla politica intrapresa dal governo francese, che sta mostrando una maggiore determinazione nel difendere i propri agricoltori e il proprio sistema produttivo. Confidiamo che i riflessi di quella politica possano avere effetti anche sulla nostra agricoltura, perché è ormai evidente che molte delle decisioni che incidono sul nostro futuro non vengono prese a Roma, ma altrove.
Noi agricoltori viviamo sempre più nel riflesso delle scelte di altre nazioni, subendone le conseguenze senza poter incidere realmente sui processi decisionali. Ma una cosa è certa: non possiamo più permetterci di credere nella passività di questo governo. Il settore agricolo italiano non ha bisogno di slogan, ma di scelte coraggiose, chiare e rispettose di chi lo tiene in vita. Se quelle scelte non arriveranno, almeno si abbia il coraggio di chiamare le cose con il loro nome.
Il Presidente Asta
Associazione spontanea per la tutela degli agricoltori
Fernando Monfeli