

di ARNALDO SASSI
VITERBO - Elezioni già vinte? Tranquilli, anche stavolta il Pd farà del tutto per perderle, mettendoci del suo. Come già del resto è accaduto in passato. Vuoi nella competizione per il governo nazionale, vuoi – a quel che sta trapelando in queste ore – per palazzo dei Priori.
Partiamo dalle politiche, con un ragionamentino semplice, semplice. Da quando è cominciata la seconda Repubblica il centrosinistra è riuscito per due volte a battere Berlusconi, candidando in entrambe le occasioni un democristiano (o moderato, fate voi), che rispondeva al nome di Romano Prodi. Fatto è che in ambedue le occasioni il giocattolo si ruppe perché la coalizione troppo larga non resse all’urto della gestione quotidiana. Sicché nel 1998 ci pensò Fausto Bertinotti (con la complicità di D’Alema?) a sfasciare tutto, mentre nel 2006 fu molto più facile mandare il governo all’aria: vuoi perché da una previsione di vittoria larga si arrivò a un quasi pareggio, vuoi perché l’accozzaglia che andava da Mastella a Pecoraro Scanio poteva servire solo a fare la macedonia. Poi Berlusconi ci mise del suo, con un po’ di calciomercato.
A questo punto si sperava che, con la nascita del Pd di Veltroni (siamo nel 2007), la lezione fosse servita e che ne fosse fatto tesoro a futura memoria. E invece? E invece Veltroni è durato lo spazio di un baleno causa le solite guerre interne (ancora D’Alema?) e oggi riecco spuntare la “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria che si sa già dove porterà il centrosinistra: a sbattere contro un muro. A meno di ripensamenti dell’ultim’ora. Fatto è che al momento la confusione è totale e l’elettore medio è disorientato. Un solo esempio: Bersani, pur con svariate critiche, intende portare avanti, con qualche modifica, la politica di rigore del governo Monti, Vendola è su posizioni opposte. E allora nasce la domanda: se il centrosinistra va al governo, quale sarà la sua stella cometa? Qualcuno che ne sa di politica, per favore, si prenda la briga di spiegarlo. Possibilmente in modo tale da farsi capire anche dalla casalinga di Tessennano (con tutto il rispetto per Tessennano e per le sue casalinghe).
E veniamo alle elezioni per palazzo dei Priori, dove da mesi si parla di alleanza con l’Udc. Un matrimonio che si dovrebbe fare, ma che è ancora lontano dall’essere consumato perché manca il collante primario, ovverosia il candidato a sindaco. Il problema è che i maggiorenti del partito (in questo caso la coppia Fioroni-Sposetti), con la complicità del sempre più verde Nando Gigli, si sono messi in testa che l’uomo va cercato tra la società civile. Bene. L’idea in sé potrebbe anche essere buona, ammesso che tra la società civile viterbese si riesca a pescare “l’uomo per loro” (ricordate la canzone di Mina?). E allora: prima s’era pensato all’ultrasettantenne Carlo Maria Scipio, procuratore della Repubblica di Arezzo; poi è rispuntato – come il prezzemolo – il nome di Leonardo Michelini, presidente di Coldiretti. Che però ha subito declinato l’invito (e non è la prima volta). Fine della lista.
Ma i nostri non demordono, tanto che stanno pensando di organizzare un vero e proprio casting, stile quello del Grande fratello. Cercasi uomo (o donna?) della società civile, di mezz’età e di bell’aspetto, possibilmente incline a compromessi al ribasso per ragioni di partito, con molto tempo libero a disposizione, per candidarsi col centrosinistra a sindaco di Viterbo. Esclusi perditempo e quelli con un minimo di palle.
In attesa che i novelli Diogene trovino il loro uomo, c’è però da stare attenti alle sorprese. Perché nell’Udc la cosa non è stata presa molto bene (gli unici contenti sono, ovviamente, Gigli e i suoi fedeli). E tra gli uomini che sostengono Giammaria Cantucci qualcuno ha fatto notare che il centrodestra viterbese non è che stia messo molto bene. E che anch’esso è alla ricerca di un personaggio presentabile da candidare sulla poltrona più alta di palazzo dei Priori. Trovarselo su un piatto d’argento farebbe sicuramente la felicità di Giulio Marini.